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Scritto da fpiobbichi
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Mercoledì 10 Marzo 2010 13:21 |
da il manifesto «Dopo. Dopo un terremoto, sulla terra in movimento senza pace, mentre sopra le macerie la giustizia tace...», possono accadere cose che «prima», all'Aquila, nessuno avrebbe mai immaginato. Può succedere per esempio quel che è successo alle crew di giovanissimi aquilani e abruzzesi che così rappano nel cd autoprodotto, «Voci dal cratere», ma che prima del sisma nemmeno si conoscevano tra loro. E può succedere di vedere una popolazione - finora decisamente poco abituata alle manifestazioni e poco avvezza, dopo quarant'anni di Democrazia cristiana, alla politica attiva e alla partecipazione diretta nella gestione della cosa pubblica - trasformarsi, dopo un anno di «dignitoso» silenzio, in un soggetto protagonista di cui non si può più non tenere conto. Le manifestazioni nel centro storico e il faccia a faccia di gente comune contro esercito e polizia per quattro domeniche di seguito; il lavoro concreto di smistamento delle macerie che non è stata solo un'azzeccatissima iniziativa mediatica in grado di scavalcare i confini nazionali; la fiaccolata contro il processo breve che ha visto sfilare sabato scorso nelle vie percorribili del centro storico in commosso silenzio almeno cinquemila persone, molte delle quali provenienti da altre regioni d'Italia; il moltiplicarsi di iniziative culturali e politiche, di gruppi in rete, e di comitati cittadini, alcuni dei quali sono diventati addirittura centri sociali occupati, mai visti prima da queste parti. Sono le tante facce, scomposte e ricomposte come in un caleidoscopio, di una società - quella aquilana - probabilmente in marcia verso una presa di coscienza collettiva, forse ancora pre-politica ma sicuramente feconda. Ma non è tutto: si può dire che qui, nel cosiddetto cratere terremotato, si possono oggi toccare con mano i frutti di quel «lavoro politico sul territorio» tanto teorizzato quanto difficilmente attuato dai partiti di sinistra. Succede, per esempio, che all'Aquila, in controtendenza rispetto a tutto il resto d'Italia, cresce il numero di tesserati e di militanti della sezione giovanile di Rifondazione comunista. «Oltre ai tesserati veri e propri - spiega Fabio Pelini, 35 anni, segretario aquilano del Prc - molti in questi mesi si sono avvicinati ai Giovani comunisti, soprattutto nelle scuole e all'università dove è cresciuto il numero di rappresentanti eletti». «Grazie soprattutto all'esperienza delle "Brigate di solidarietà attiva" - aggiunge Francesco Marola - che dal giorno dopo il sisma hanno cominciato a lavorare, montando due tendopoli con mensa a Camarda e Tempera dove in cinque mesi si sono alternati oltre 600 volontari provenienti da tutta Italia. Un lavoro di soccorso alla popolazione e di socializzazione fatto in silenzio e che, giorno dopo giorno, ha sviluppato forme di partecipazione straordinaria, facendo avvicinare alla politica tantissimi giovani che ancora oggi, anche se non tesserati, fanno volontariato nelle nostre strutture». È il caso di Simone Virgili, appena iscritto al Prc: «Mi sono avvicinato al partito quando ho visto la volontà di incidere sul territorio, con le "Brigate" o con l'assistenza legale fornita agli esclusi dal progetto C.a.s.e. che è diventata una battaglia per la trasparenza delle graduatorie. E come me è successo anche a molti giovani non proprio di sinistra che però hanno apprezzato questo tipo di solidarietà così diversa dall'unica che conoscevano, quella della Chiesa e della Caritas». Una forma diversa di solidarietà sta nascendo anche tra le migliaia di persone che ormai da quattro domeniche di seguito si riprendono il centro storico della città. Domenica prossima torneranno addirittura con ruspe e bobcat affittati, per completare il lavoro di rimozione delle macerie da Piazza Palazzo in tempo per il primo anniversario del 6 aprile. «Ogni maledetta domenica», così l'hanno chiamata in un video che viaggia in rete, il popolo delle carriole si arricchisce di nuove facce: «Domenica scorsa c'erano tantissimi studenti fuori sede ad aiutarci - dice Giusi Pitari, docente di Biotecnologie all'università dell'Aquila - l'ho rivisti a lezione stamattina e tutti avevamo le braccia doloranti per lo sforzo». Stanchi ma soddisfatti, più uniti di prima da un nuovo sentimento identitario che non è fatto solo di «aquilanità»: «Non c'è solo l'affezione per la città, stiamo manifestando qualcosa di più - continua Pitari -: a spingere centinaia di cittadini che mai lo avrebbero fatto prima a forzare i posti di blocco sono state le voci degli sciacalli della "cricca". È stata l'acquisita consapevolezza dell'incompetenza delle istituzioni preposte alla soluzione dei problemi, è stata l'insofferenza per il presappochismo degli amministratori, per la superficialità e il cinismo dei politici. E ora sappiamo di non essere soli: riceviamo centinaia di messaggi da tutta Italia che ci incitano ad andare avanti». Lo dimostrano le centinaia di persone che da Giampilieri, da Palermo, da San Giuliano di Puglia o da Viareggio si sono strette nel capoluogo abruzzese in un abbraccio a tutte le vittime dell'illegalità istituzionalizzata. Un clima tale che perfino molte delle persone che domenica scorsa hanno manifestato all'Aquila in difesa di Bertolaso, alla fine hanno mollato a terra le loro bandiere e sono andate a lavorare sulle macerie, fianco a fianco di chi considera il capo della Protezione civile il primo responsabile dello scempio aquilano. |
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Marzo 2010 13:24 |
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Scritto da fpiobbichi
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Lunedì 08 Marzo 2010 10:44 |
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Prosegue ininterrotto dal 15 febbraio il presidio operaio davanti ai cancelli dell’indotto FIAT FMA di Pratola Serra (AV): giorno e notte, i lavoratori manifestano pacificamente nel tentativo di smuovere i vertici a trovare una soluzione alternativa alla perdita dei loro posti di lavoro.
Il morale non è al massimo, ma gli operai si dicono decisi a continuare finché ce ne sarà bisogno: troppe personalità politiche hanno sfilato in questi giorni davanti ai loro occhi per farsi propaganda alle prossime elezioni regionali, ma di concreto nulla è stato fatto.
Intanto servono volantini, striscioni, pile per le torce, ma anche un po’ di spesa per poter mangiare senza allontanarsi dal presidio.
Come fare allora, a finanziare la protesta sacrosanta di chi ha già perso il lavoro o è in cassa integrazione da due anni?
Il PRC della Provincia Avellino si è fatto promotore dell’iniziativa Arancia metalMeccanica: una vendita di arance biologiche provenienti dalla Sicilia, il cui ricavato andrà a sostegno della lotta operaia FMA.
L’idea di acquistare arance bio al posto di dare vita ad una semplice raccolta fondi, nasce dalla volontà di vedere il bicchiere mezzo pieno, e cogliere quest’occasione per permettere all’economia del Sud di mettersi in moto, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo.
Le arance sono il simbolo perfetto dello sfruttamento delle nostre campagne, ma sono anche il frutto del sole, della positività: puntano a diffondere il buon esempio dato dall’agricoltura biologica e, dettaglio non trascurabile, provengono da terreni confiscati alle cosche mafiose.
La vendita avverrà tramite appositi chioschi che coloreranno le principali piazze della Provincia a partire dal prossimo sabato.
L’iniziativa si inserisce a pieno titolo nella serie di interventi di politica sociale adottati da Rifondazione anche a livello nazionale: dopo le Brigate di Solidarietà Attiva per il terremoto in Abruzzo, le palestre popolari in varie città d’Italia, arriva la “cassa di resistenza operaia”, supportata dalla commercializzazione di prodotti di largo consumo.
Il progetto “Arancia metalMeccanica” ha già riscosso un buon successo per i lavoratori Eutelia su tutto il territorio nazionale: il PRC irpino ne ripropone l’utilizzo per sensibilizzare il proprio territorio, e non solo, sulla vicenda FMA.
La crisi dell’indotto FMA è iniziata nel febbraio del 2008 con lo scioglimento dell’alleanza tra la Fiat e la General Motors: venendo meno le produzioni di questo gruppo industriale, per i quasi 2000 operai è iniziato un lungo periodo di cassa integrazione, accentuato dalla forte crisi di mercato internazionale.
Il piano industriale annunciato dalla Fiat alla fine del 2009 non specifica in che modo intende occupare gli impianti di Pratola Serra, e di sicuro non potrà garantire i livelli occupazionali. Insomma, è tutto nell’incertezza: quanti posti di lavoro andranno persi, cosa accadrà a tutti gli altri.
Nonostante la protesta da parte della forza lavoro FMA sia sempre stata assolutamente pacifica, gli operai hanno anche dovuto anche subire, nei giorni appena trascorsi, la carica della polizia in tenuta antisommossa: 50 operai rimasti a presidiare fino alle prime luci dell’alba erano davvero così pericolosi da dover essere sgomberati con la forza?
È giunta quindi l’ora che il problema FMA di Pratola Serra esca seriamente dai confini irpini e campani, e arrivi sul tavolo di discussione del Ministero per lo Sviluppo Economico.
Quando il presidente della Provincia Cosimo Sibilia si è recato ad un incontro con i tecnici ministeriali assieme all’Assessore al Lavoro Giuseppe Solimene, ai sindacati e ai rappresentanti FIAT (e con loro era presente ma fuori dal palazzo una delegazione di 600 operai), il Ministro Claudio Scajola era assente: chissà che non decida di fare una capatina ai cancelli prima del week-end elettorale. |
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Scritto da fpiobbichi
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Venerdì 26 Febbraio 2010 11:26 |
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SOSTENIAMO LA
LOTTA DEI MIGRANTI per il diritto di cittadinanza PRIMO MARZO 2010
Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?
DISTRIBUZIONE DI ARANCE SLAVERY FREE LIBERE DAL LAVORO SCHIAVISTICO a salvaguardia dei diritti umani e del lavoro
sono BIOLOGICHE, per la difesa dell'ambiente e della salute delle persone
sono di FILIERA CORTA, a sostegno dei piccoli produttori agricoli e dei cittadini acquirenti
dalle RETI DI ECONOMIA SOLIDALE, in alternativa al mercato capitalistico e contro un sistema di trasformazione e distribuzione che strozza l'agricoltura locale
Le arance sono prodotte a Francofonte in provincia di Siracusa
Ritira la retina da tre chili con un contributo di solidarietà di 5 euro
Circoli PRC Milano Zone 1-6-7 Dipartimento Lavoro - Federazione PRC di Milano |
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Scritto da fpiobbichi
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Giovedì 25 Febbraio 2010 10:20 |
Venerdì 26 febbraio alle ore 19:00
alla Casa del Popolo di Torre di Pordenone in via Carnaro, 10
Partito di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra di Pordenone e Udine, Giovani Comuniste/i Pordenone vi invitano alla presentazione del libro:
"Il partito sociale. Materiali di analisi per il lavoro politico". Ed. PuntoRosso 2010
“Il partito sociale, inteso come punto d’incrocio tra movimenti che si politicizzano e partiti che si socializzano”...
...e all'aperitivo di Solidarietà Attiva!
Interviene: Francesco Piobbichi (Responsabile del Partito Sociale PRC)
- Esperienze di intervento sociale: i Gruppi di acquisto Popolare e i corsi di recupero a prezzi popolari di Udine
Inoltre ci saranno le testimonianze di alcune esperienze locali su Gas, orti sociali, e altre esperienze di mutualismo
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Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Febbraio 2010 11:00 |
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Scritto da fpiobbichi
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Martedì 16 Febbraio 2010 12:02 |
Domenica 14 febbraio si è riunito il coordinamento nazionale dei GAP, molte le realtà presenti all’incontro, soprattutto del Centro Nord. La riunione è stata interessante da differenti punti di vista, il primo, il più significativo è stato il fatto che si è constatato che i Gruppi di Acquisto Popolari devono e possono fare un salto di qualità. A conti fatti i GAP del centro nord hanno un bacino di iscritti che si aggira intorno alle 8.000 famiglie, considerando che i GAP del centro sud e del Lazio non erano presenti possiamo affermare di arrivare ad una cifra che aggira attorno ai 10.000 iscritti. L’asse di sviluppo principale è quello che si struttura attorno all’A1, con le realtà Umbre Toscane e laziali che hanno già iniziato a scambiarsi i prodotti ed a centralizzare gli acquisti dei generi a lunga scadenza. In Toscana lo sviluppo dei GAP è stato ed è impressionante, si contano circa 12 GAP attivi nel territorio regionale. Si è deciso inoltre di considerare la questione delle reti lunghe dei prodotti a lunga scadenza con la questione delle reti corte e del km zero, come elemento centrale dello sviluppo dei GAP. Cercando di costruire nei territori rapporti diretti con quei agricoltori locali che non sviluppano monoculture. Si è deciso pertanto di affidare al coordinatore dei GAP toscani ( Massimo Fiorentini) , al coordinatore dei GAP di Lodi, di Modena (Paolo Reggianini), di Milano (Vincenzo Vasciaveo) il compito di strutturare panieri di prodotti che tengano conto delle questioni discusse e dei criteri di selezione, ovvero qualità del prodotto, km zero o passaggi zero dal produttore al consumatore, prezzo equo del prodotto, lavoro nero zero. Anche rispetto alla contrattazione si è deciso di utilizzare la nostra struttura per contrattare qualità di lavoro migliori per i lavoratori precari che producono i prodotti che andremo ad acquistare, chiedendo ad esempio la stabilizzazione in rapporto al nostro impegno all'acquisto. Si è deciso inoltre di aprire un’istruttoria come rete nazionale dei GAP per l’eleborazione di un piano nazionale della sovranità alimentare per dare un progetto concreto di uscita dal capitalismo in crisi con una proposta di eco socialismo del XXI secolo. La città che dovrà ospitare questa iniziativa sarà Milano. Vincenzo Vasciaveo si occuperà dell’iniziativa in rapporto alla rete nazionale dei GAPe delle altre reti dei produttori e dei consumatori, oltre che dei sindacati e delle associaizioni interessate. Il piano conterrà anche la richiesta in sede niternazionale di moratoria dalle speculazioni finanziarie di generi di prima necessità come il grano. Si è deciso inoltre di strutturare i GAP in forma associativa tale da permettere una solidità giuridica e di attingere ad elementi di finanziamento da parte delle istituzioni. La nascente RAP – Rete per l’autorganizzazione Popolare, associazione di promozione sociale, sarà la cornice giurdica dei GAP che si costituiranno in circoli. Per le associazioni esistenti si applicherà il modello di adesione federata. Il modello di questa associazione sarà quello dell’iniziativa sociale confederata a rete. Per informazioni dirette scrivere a gennaro.loffredo@rifondaiz
one.it Infine si è deciso di svolgere due feste nazionali dei GAP che i compagni della Toscana e della Lombardia (Cremona) intendono svolgere. Piobbichi Francesco Partito Sociale PRC |
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Scritto da fpiobbichi
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Sabato 06 Febbraio 2010 20:39 |
Frida Nacinovich - Montecatini Terme (Pt) La cena sociale è ormai una felice abitudine, il centro sociale resiste, anche nei nostri cuori. Invece l'odontoiatra sociale suona strano. Chi può ridare o togliere il sorriso fa pagare e strapagare questa sua abilità. Ci vuole la cessione del quinto dello stipendio e tanto coraggio per affrontare la poltrona e il camice bianco più temuti del paese. Assodato che invece l'odontoiatra sociale non è una categoria dello spirito (esiste, è vivo e lotta insieme a noi) andiamo a conoscerlo. Un misto di ansia e di curiosità: mica vorrà sottoporre la cronista ad un saggio delle sue - peraltro indubitabili - doti professionali? L'appuntamento è direttamente nello studio del medico chirurgo Vincenzo Ortolani. Un'elegante palazzina stile liberty nel cuore della Toscana. Siamo a Montecatini, celebre centro termale, sufficientemente ricco e piuttosto ridente, pronto per essere ritratto in cartolina. «Buongiorno, desidera…». «Avrei un appuntamento con il professor Ortolani per un'intervista». «Per un'intervista…». Meglio ripetere a scanso di equivoci. L'ambiente è luminoso, pulito, lussuoso, di qualità. Il dottor Ortolani sta lavorando, finisce la seduta, si mette a nostra disposizione mentre un altro paziente attende il suo turno in sala di aspetto. La prima domanda è quasi obbligata: «Perché ha deciso di fare l'odontoiatra sociale?». «Follia? Sindrome del buon samaritano? Generosità?». «No, no, siete fuori strada - scuote la testa il professore - in realtà abbiamo vinto una scommessa». «Una scommessa?». «Proprio così: riuscire a fornire tutte le prestazioni odontoiatriche e protesiche reperibili sul mercato della sanità privata agli stessi costi della sanità pubblica. Come riferimento è stato scelto il listino prezzi fornito dall'ospedale Galliera di Genova». L'esperimento inizia in agosto, il paziente "numero zero" è Massimo Fiorentini, che fra le tante è il tesoriere toscano di Rifondazione comunista. E che diventerà uno dei migliori testimonial del dentista sociale Ortolani. C'è da credergli, a giudicare dal sorriso e dalla delicatezza dell'argomento. Perché farsi trapanare i denti non è una cosa facile, nessuno si fida del primo dentista che incontra. Ma continuiamo ad ascoltare Ortolani. «In questi mesi ogni paziente è stato visitato a titolo gratuito e - nel corso di questo primo contatto - è stato definito un programma terapeutico che il malato ha potuto discutere e concordare con il personale medico». «Ci sta dicendo che i primi 60/80 euro che si pagano inevitabilmente come si mette piede nello studio dentistico sono stati abbonati?». «Certo. In più offriamo una seduta d'igiene gratuita, eventualmente accompagnata da terapie di urgenza la cui necessità si fosse palesata nell'ambito della prima visita». Andiamo avanti: «Le terapie eseguite - spiega ancora Ortolani - rispecchiano assolutamente i più aggiornati dettami di odontostomatologia: sono stati eseguiti impianti endossei, corone estetiche in ceramica senza metallo, terapia conservativa estetica, protesi totali…». Altra domanda d'obbligo: dottore, ma qual è il segreto del suo successo? «Ho investito sulla mia professionalità, utilizzando le più moderne tecniche computerizzate ed ottenendo un forte risparmio di tempo (un solo appuntamento al posto dei 5/6 normalmente necessari) con un notevole miglioramento della qualità estetica ed una sicura biocompatibilità dei manufatti. Non si può pensare di lavorare come negli anni ottanta». Nella sala d'attesa dell'odontoiatra sociale c'è un'atmosfera tutta particolare: non è facile potersi sedere da un dentista sapendo che alla fine si pagherà il giusto. E non è neanche piacevole dover contrattare il proprio sorriso, con un'anima divisa a metà fra l'onestà non solo intellettuale (la richiesta della fattura) e il portafoglio che piange («mi raccomando dottore, mi faccia lo sconto»). Ortolani conferma. «La riduzione del peso della contrattualizzazione economica - si fa riferimento al listino prezzi di una struttura pubblica - ha consentito di migliorare la qualità del rapporto medico-paziente. Devo dirle che tutto questo mi ha dato entusiasmo». Perché chi bussa alla porta della onlus "Diritti e società" sono anche e soprattutto donne e uomini che non potrebbero permettersi di avere i denti a posto: lavoratori con stipendi bassi, precari, pensionati, padri e madri di famiglia che devono pensare alla salute dei loro bambini. Persone che mai e poi mai potrebbero pagare decine di migliaia di euro per avere la bocca in ordine. Usciamo dallo studio dentistico convinti di aver fatto una bella scoperta. L'odontoiatra sociale esiste, non è un personaggio di Alan Ford e non lavora in uno scantinato con una strumentazione più da metalmeccanico che da chirurgo. Chi pensava che non si andasse oltre i Gap (i gruppi di acquisto popolare che peraltro stanno andando a gonfie vele), si sbagliava. Regaliamoci un sorriso.
06/02/2010
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Scritto da fpiobbichi
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Lunedì 25 Gennaio 2010 13:47 |
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“Il partito sociale, inteso come punto d’incrocio tra movimenti che si politicizzano e partiti che si socializzano”, sanciva uno dei passaggi fondamentali del Congresso di Rifondazione comunista del luglio 2008.
Da allora si sono moltiplicate le pratiche che hanno dato vita a quell’enunciazione: dai gruppi d’acquisto popolari (Gap o Gasp) alle casse di resistenza a favore delle fabbriche in lotta, dai doposcuola popolari alle brigate di solidarietà attiva in Abruzzo e poi in altre realtà del territorio nazionale, fino ai mercatini dei libri, alle convenzioni con dentisti popolari e quant’altro di simile è stato ritenuto utile localmente, per giungere alla recente “arancia metalmeccanica”.
Con l’ipotesi strategica del partito sociale, Rifondazione coglie che la strada per recuperare utilità sociale si snoda in quattro passaggi consequenziali:
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- denunciare pubblicamente gli effetti della crisi sugli strati popolari, dal carovita alle chiusure aziendali, ma anche entrare nelle contraddizioni della ricostruzione dopo disastrosi eventi naturali;
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- corredare questa denuncia con delle pratiche concrete di mutualismo capaci di risolvere almeno parzialmente questi effetti o esigenze;
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- far partire una vertenzialità diffusa nel territorio e nei luoghi di lavoro non più come esito di una sempre più inefficace propaganda, ma come conseguenza di una presa di coscienza diretta realizzata attraverso la mutualità, il dialogo e l’analisi comune;
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- ricostruire così un radicamento territoriale e di fabbrica che si è andato polverizzando dopo anni di egemonia culturale delle destre.
A metà di quest’esperienza, nella scorsa primavera, vengono prodotti due importanti seminari; il primo a Bologna a carattere nazionale, il secondo a Cisliano, vicino a Milano, su iniziativa della Federazione milanese. Lo scopo è duplice: innanzitutto compiere una valutazione comune su quanto e come la pratica del partito sociale aveva saputo produrre fino ad allora, ma anche riprendere ed arricchire lo spessore teorico che aveva dato vita a questa scelta.
Il lavoro che questo libro presenta è un assemblaggio ragionato dei contributi che sono stati portati a questi due eventi, sia dalla riflessione teorica sul partito sociale, sia dalle esperienze che ne hanno supportato l’attuazione pratica.
Inoltre, a conforto ulteriore della fondatezza di quest’orientamento, si è pensato
che fra i contenuti degli interventi non potessero mancare le radici storiche del
mutualismo operaio, a partire dalla metà dell’ottocento.
Collana Quaderni di Socialismo XXI, uno 2010, pagg. 200, 10 Euro
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Edizioni Punto Rosso
Via G. Pepe 14, 20159 Milano
Tel. e Fax 02/875045 – 02/874324
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– www.puntorosso.it
acquisti on-line su www.puntorosso.it |
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Scritto da fpiobbichi
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Martedì 05 Gennaio 2010 18:37 |
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Nella crisi le persone danno il peggio ed il meglio di sé. Chi ha avuto modo d'intervenire in questi mesi nelle situazioni di crisi si sarà accorto della difficoltà a sostenere le lotte, e di quanto queste siano attraversate da diffidenza, frammentazione, da forme di delega alla politica che sommergono la partecipazione ed il conflitto. Una poltiglia indistinta sulla quale i partiti parlamentari ci sommergono di dichiarazioni in cui spesso si perde il senso di chi sia l'avversario contro cui lottare.
Così la crisi non è data dalla modalità del sistema finanziario e produttivo ma diventa una sorta di temporale naturale, in cui i responsabili principali che l'hanno provocata la fanno talmente franca da dirci quale nuvolone passerà e quale ombrello comperare per uscire di casa aspettando che questa passi. Senza il vaccino della lotta di classe, sensa un'avversario con cui prendersela, il virus della guerra tra poveri diffuso in tv, muta nel si salvi chi può nel maer della disperazione. Così si sgomita tra lavoratori migranti ed autoctoni, tra chi ha il posto fisso e quello flessibile, tra chi è in CIG e chi lavora in nero, tra stabilimenti che si salvano e quelli che si chiudono. Una volta perso il lavoro poi, il meccanismo che si attiva non è quello della rivendicazione di un diritto negato, ma la vergogna vissuta solitariamente, il senso di colpa nel non aver sfruttato a pieno le possibilità che questo sistema offre. In poche parole la dismissione del nostro apparato produttivo e la sua delocalizzazione in altri paesi spesso a favore di processi speculativi, la perdita di lavoro per centinaia di migliaia di lavoratori che ne deriva, la precarietà, l'evasione legalizzata, l'attacco di Governo e Confindustria sui diritti del lavoro e sul contratto nazionale, non determinano di per sé un'aumento della lotta e della consapevolezza di quello che sta accadendo. Da più parti ritorna l'appello alla responsabilità nazionale, alle riforme, come se l'evasore legalizzato che ha usufruito dello scudo fiscale per qualche centinaia di migliaia di euro condivida lo stesso destino del precario che porta a casa i 1000 euro tassati fino all'ultimo centesimo dell'ultimo stipendio. I comunisti possono anche perdere le loro battaglie, ma due cose non devono mai fare, nascondere la verità e perdere la speranza. Pertanto se dobbiamo dire le cose come stanno, altrettanto dobbiamo dire che queste possono cambiare, e che è una nostra priorità assoluta la costruzione immediata, concreta, dell'uscita dal capitalismo in crisi attraverso una proposta concreta. A questo popolo sconfitto insomma dobbiamo saper offrire un'alternativa complessiva che vada oltre la giustissima cacciata del governo Berlusconi. Se penso infatti ai lavoratori della Innse, dell'Eutelia, dell'Ispra, e dei tanti presidi, tetti, occupazioni vedo che nel buio profondo di questa Italia sempre più Messico d'Europa per quanto riguarda i salari medi dei lavoratori dipendenti c'è ancora una dignità, voglia di partecipazione e lotta, voglia di ricostruire un punto di vista differente dall'ottimismo retorico dei media di regime che raccontano un'altro paese da quello reale. In questi mesi siamo stati dentro a moltissime lotte e vertenze, organizzando banchi alimentari, casse di resistenza, borse della solidarietà, cucine nei presidi in lotta, lo abbiamo fatto incontrando di fatto un processo materiale di resistenza sociale che si muove a macchia di leopardo rispetto ai morsi della crisi, un processo fatto da chi purtroppo la crisi non l'ha provocata ma la sta pagando. L'ultima di queste nostre esperienze di solidarietà che ci ha permesso d'incontrare queste vertenze è quella di Arancia Metalmeccanica, ovvero la vendita di arance di qualità acquistate in Sicilia a sostegno delle casse di resistenza delle realtà in lotta. Ritengo che questa esperienza debba essere rilanciata come campagna nazionale con un'obbiettivo semplice dare vitamina alla lotta di classe, fare cioè in modo che ad animarla non sia soltanto il nostro partito ma il protagonismo e l'autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici in lotta. Occorre pertanto, partendo proprio da questo elemento che il supporto che stiamo dando per la costruzione della casse di resistenza sia vissuto come un'elemento di partecipazione di tutto il territorio e di discussione pubblica rispetto alla fase che la crisi ha aperto. L'organizzazione delle casse di resistenza stesse, una loro federazione su base territoriale simile alle prime camere del lavoro, che davano sostegno diretto alle leghe operaie nei primi del 900, può alludere ad un processo di ricomposizione dei lavoratori che il neoliberismo ha frammentato in questi anni, una sperimentazione sulla quale sarebbe utile investire anche in termini teorici oltre che pratici. Non solo dobbiamo rompere la sfiducia che in molti hanno nell'investire la propria energia nelle forme dell'agire collettivo, non solo dobbiamo far capire che la solidarietà quando ti licenziano è molto più concreta della solitudine, ma soprattutto dobbiamo evitare che le lotte, anche dal punto di vista simbolico siano “confinate” nelle zone industriali delle città. In poche parole penso che noi le lotte le dobbiamo portare al centro, fare un banchetto nella piazza principale della città a sostegno di una vertenza, vuol dire dare ad essa visibilità e pieno riconoscimento nello spazio pubblico, vuol dire ri-costruire la comunità del lavoro e della solidarietà contro la comunità dell'egoismo e del privilegio. Fino ad ora pensiamo di aver distribuito a sostegno delle lotte circa 30 mila kg di arance soilidali, poche o tante che siano sono qualcosa di tangibile. Da qui all'estate l'obbiettivo che vogliamo darci e di portare in ogni vertenza questa modalità di solidarietà attiva. A tutti quelli che dopo aver provocato la crisi vogliono anche farcela pagare, lo duiciamo forte e chiaro: sarà un'aranciata che vi seppellirà!
Piobbichi Francesco
Partito Sociale Prc |
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Gennaio 2010 14:43 |
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Scritto da fpiobbichi
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Lunedì 04 Gennaio 2010 10:47 |
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Mentre gran parte del dibattito politico si concentra sulle grandi riforme, la situazione sociale del paese si degrada giorno dopo giorno. Più di un anno fa abbiamo iniziato ad intervenire con i Gap sul terreno del carovita, denunciando la speculazione sui generi di prima necessità dimostrando che era possibile tagliare le gambe alla speculazione concretamente attraverso i gruppi di acquisto. Ieri due notizie uno di seguito all'altra ci hanno confermato la giustezza di questa nostra azione politica. A Milano ogni giorno vengono buttati 180 quintali di pane perché la filiera ed i prezzi non incontrano adeguatamente la domanda ( in poche parole, meglio buttare il pane che abbassare il prezzo!), mentre i pastai sono stati convocati da Mr Prezzi che vuol capire come mai continuino gli aumenti sulla pasta. Immediatamente dopo, nel giro di qualche ora, ancora una volta, come lo stesso film i produttori di grano si sono rallegrati, denunciando il fatto che il ricavo dal campo al banco di vendita è di circa il 400%. Fosse la prima volta che tutto questo accade saremmo contenti, il problema è che questa sorta di girotondo di dichiarazioni e controdichiarazioni va avanti da troppo tempo senza che nessuno intervenga realmente, e chi lo deve fare non è mr prezzi ma il Governo. Pensare che un'autority possa intervenire su di un cartello minacciando qualche multa come già e successo può essere un bellissimo spot elettorale ma in realtà non si modifica nulla, anche perchè poi le eventuali multe si ricaricano sui prezzi dopo qualche settimana. Anche le ricette di molte associazioni dei consumatori di sembrano inadeguate dato che chiedono ancora maggiori liberalizzazioni, come se in questi anni il mercato non sia stato libero di fare quello che ha voluto. Il fatto che mentre tantissimi stentano ad arrivare a fine mese, questo Governo tolleri la speculazione su generi alimentari come la pasta ed il pane, lasciando al “povero” MR prezzi sciogliere una cosa che è più grande di lui è di una ipocrisia unica. Ribadiamo ancora un volta che chi deve intervenire è il governo che deve fissare un prezzo giusto per i generi di prima necessità che garantisca produttori e consumatori contro rincari ingiustificati, speculazioni di filiera e di borsa. Il mercato non è in grado al di là delle panzane che sentiamo da tempo di assicurare un punto di equilibrio efficiente tra domanda ed offerta, non lo è a partire dallo stesso meccanismo di formazione del prezzo del grano, che si determina a seguito delle speculazioni di borsa più che sulle dinamiche reali dell'economia. Il paradosso del capitalismo finanziario è dato dal fatto che il prezzo del grano dopo essere balzato in alto a seguito di manovre speculative è caduto troppo in basso per essere coltivato, mentre il prezzo del pane è tra i più alti degli ultimi decenni in rapporto a salari e pensioni, che andrebbero anch'essi alzati per legge, dato che proprio oggi l'OCSE ci dice che sono tra i più bassi d'Europa. In Italia insomma questi venti anni hanno coinciso con una perdita costante del potere di acquisto dei salari a favore della rendita e della speculazione, se questo è avvenuto su un bene primario come il pane e la pasta figuriamoci sul resto. Oggi però, non abbiamo di fronte a noi solo la perdita del potere di acquisto dei salari, ma anche la perdita dei salari per effetto della crisi provocata dagli stessi “vampiri” della rendita. Una crisi che è anche di produzione e che in Italia coinvolge a partire dal settore agricolo molti produttori stangolati dalle dinamiche di mercato. Da tempo sosteniamo la necessità di una rottura di tipo socialista ed ecocompatibile che si debba originare a partire dal terreno della sovranità alimentare, i governi devono chiedere l'esclusione dalla borsa e dalle speculazioni finanziarie dei generi di prima necessità come grano e riso e rivedere la loro politica agricola, in sede nazionale e globale, ciò vuoil dire ad esempio lavorare per la costruzione di un piano nazionale della sovranità alimentare in Italia al quale partecipino produttori, sindacati, consumatori, e Governo. Nel frattempo però quello che immediatamente deve essere fatto è fissare da subito il prezzo politico dei generi di prima necessità, e varare una legge organica, che riconosca un ruolo effettivo a tutte le pratiche di autorganizzazione sociale neomutualistiche, come i GAS, i GAP , che in questi anni si sono impegnati per tagliare i passaggi nella filiera. Per quanto ci riguarda i GAP contuinueranno a lottare ed ad intensificare la propria azione contro il carovita. Piobbichi Francesco Partito Sociale PRC |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Gennaio 2010 12:13 |
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Scritto da fpiobbichi
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Lunedì 21 Dicembre 2009 11:15 |
 Oggi 19 dicembre 2009, l’assemblea degli attivisti e delle attiviste della Brigata della Solidarietà Attiva, ha deciso la costituzione associativa della struttura, che si articolerà in tutta Italia in maniera non gerarchica,con base territoriale. La BSA si svilupperà a rete, con un coordinamento centrale che avrà il solo compito di mettere in comune le pratiche e le campagne. Esse si struttureranno a rete sia come associazioni riconosciute giuridicamente che come gruppi informali in sinergia tra loro. In questa fase di costruzione delle BSA, l’assemblea ha deciso la costituzione di un sito web e di tre gruppi di lavoro, sullo statuto, sulle campagne, sull’approfondimento della “deriva” aziendalista della protezione civile in S.P.A, criticata in maniera radicale da tutte le realtà presenti, anche in rapporto all’uso strumentale che sta facendo questo governo dell’emergenze ambientali per la costruzione di una forma di neopopulismo anticostituzionale. Le campagne sulle quali saranno attivate le BSA nei prossimi mesi saranno; • Il sostegno attivo alle lotte e alle rivendicazioni dei lavoratori e delle lavoratrici, attraverso il sostegno delle casse di resistenza con la vendita delle arance come prevede la campagna Arancia Metalmeccanica, e il supporto attivo con tutte le nostre cucine e strutture ai presidi ed alle occupazioni. • La futura partecipazione delle BSA alla campagna di sensibilizzazione della questione palestinese portata avanti da alcune associazioni con le quali stiamo sviluppando un progetto comune per la prossima primavera. • La costruzione di un progetto d’intervento - ricerca contro il lavoro nero in Puglia per la prossima estate, per dare visibilità e voce ai lavoratori migranti attraverso la costruzione di cucine da campo ed iniziative di sensibilizzazione sul tema. La prima assemblea delle Brigate della Solidarietà Attiva. Chieti, 19 dicenbre 2009 LA SOLIDARIETA’ E’ LA NOSTRA BANDIERA, AVANTI BRIGATE!
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Scritto da fpiobbichi
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Giovedì 11 Febbraio 2010 13:57 |
Si venderanno 10 mila kg di arance di qualità prodotte in Sicilia da reti di agricoltori che non utilizzano il lavoro nero, il cui ricavato andrà per loro e per sostenere le casse di resistenza dei lavoratori in lotta. Dopo i GAP contro il carovita Rifondazione sembra aver determinato una pratica positiva per dare sostegno alle lotte. Arancia Metalmeccanica ha fino ad oggi venduto circa 50 mila kg di arance in tutta Italia per sostenere le lotte e per portarle con i banchetti dai presidi delle fabbriche in lotta al centro delle città. Rifondazione Comunista deve essere utile nella crisi e rimettere al centro la solidarietà tra i lavoratori e tra questi ed il territorio, la cosa positiva è che sono i lavoratori stessi a vendere le arance spesso organizzandosi tra loro, alla carità stiamo rispondendo con l'autorganizzazione, questo è il dato estremamente positivo che emerge sentendo in presa diretta le opinioni dei compagni impegnati sul progetto. Emerge la richiesta di un partito utile, che fa quello che dice e che nelle relazioni e nelle pratiche trova nuova militanza e radicamento in territori difficili. Spesso questo avviene anche con associazioni autonome che si riconoscono in queste pratiche. L'esperienza delle Brigate della Solidarietà ad esempio ne è la dimostrazione più evidente, la scorsa settimana a Bergamo e provincia sono stati fatti 12 banchetti vendendo 3000 kg di arance con i lavoratori della Pigna e della Frattini. Questa settimana i banchetti di Arancia Metalmeccanica saranno in Sicilia per sostenere la lotta dei lavoratori di Termini imerese, in Umbria per sostenere la lotta dei lavoratori della Merloni, nel Lazio a Civitavecchia, a Milano per i lavoratori di MAFLOW (Trezzano sul Naviglio), METALLI PREZIOSI (Paderno Dugnano), LARES (Paterno Dugnano), MARCEGAGLIA (Milano) e OMNIA SERVICE (Milano). A TORINO, P.ZZA CASTELLO dalle 10 in poi con i lavoratori di Agile ex Eutelia, in Toscana per i lavoratori di Agile ex Eutelia. A Brescia per alimentare le casse di resistenza dei lavoratori in lotta. E' proprio il caso di dirlo stiamo dando vitamina alle lotte, i comunisti questo devono fare. Piobbichi Francesco - partito sociale PRC |
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Scritto da fpiobbichi
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Lunedì 25 Gennaio 2010 17:52 |
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Domenica 14 febbraio, dalle ore 10.00
Federazione PRC Modena - Via Canaletto 151
Dopo più di un'anno di attività la realtà dei GAP è ancora in evoluzione, una pratica che dimostra al di la delle difficoltà quanto sia necessario per la nostra gente avere un partito che nel suo funzionamento elementare dimostri la sua utilità concreta. Oggi i Gap sono insediati e si stanno radicando in diverse regioni mentre in altre iniziano a muovere i primi passi. Nelle regioni del centro nord dove la rete dei GAP sta cominciando a intrecciarsi nello scambio dei prodotti dei territori, si rende necessario coordinare il tutto in una sola grande struttura di riferimento per gli acquisti. Per questo motivo abbiamo deciso di tenere la nostra riunione a Modena, città dove i GAP sono nati da poco, che si trova ad una giusta distanza dalle realtà più significative che richiedono il coordinamento. La riunione di domenica dovrà pertanto fare, dal punto di vista organizzativo e politico, quel salto in avanti che la fase ci chiede, definendo un coordinamento nazionale della rete dei GAP, e come strutturare la prossima campagna contro il carovita. Per questo chiedo a tutti i compagni e le compagne di tutta Italia di fare uno sforzo, e di poter essere presenti all'iniziativa.
Piobbichi Francesco
Partito Sociale PRC
per informazioni
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3346883166 |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Gennaio 2010 18:08 |
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Scritto da fpiobbichi
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Lunedì 11 Gennaio 2010 19:38 |
Sabato 9 e domenica 10 gennaio la nostra Federazione ha lanciato la prima campagna di solidarietà denominata "Arance Metalmeccaniche", a Casalecchio di Reno, con le lavoratrici e i lavoratori di Agile (ex Eutelia) e Phonemedia, da mesi privi di stipendio, unitamente alle migliaia di colleghi di altre realtà extraregionali ma dentro lo stesso gruppo di criminali: la società Omega Abbiamo distribuito circa 400 kg di arance biologiche siciliane, concretizzando quasi 670 euro.. che andranno ad istituire un conto corrente che questi lavoratori utilizzeranno come cassa di resistenza per il proseguimento delle loro battaglie in difesa del posto di lavoro. Ma soprattutto, assieme alle retine piene di arance, abbiamo distribuito un altro modo di fare e agire la politica dal basso: spezzando l'isolamento in cui spesso vive chi è colpito dalla crisi, creando un legame tra questi e la comunità, elevando il disagio individuale a disagio sociale. Abbiamo parlato con la gente che si fermava; abbiamo parlato con i lavoratori che a turno hanno presidiato il gazebo di rifondazione, distribuito arance e raccontato la loro battaglia. Ma abbiamo parlato anche con i tanti che, fermandosi per acquistare arance in cambio di solidarietà, hanno trovato un luogo per raccontare anche la loro crisi e confrontarsi con noi. Ecco: crediamo che a partire dall'esperienza umana e politica di Casalecchio di Reno, questo sia un modo semplice ma concreto, solidale ma non caritatevole, di spezzare anche il nostro isolamento dalla classe dei lavoratori. La parte di arance invendute, saranno distribuite a metà settimana, tra gli operai della Menarini: anche questo, un modo per generalizzare le lotte e le vertenze, creando solidarietà. Vi ricordiamo inoltre che sabato prossimo (16 gennaio) ci sarà in Federazione la seconda distribuzione di frutta e verdura per gli aderenti al GAP (Gruppo di acquisto popolare). Chi non avesse ancora prenotato a tempo di farlo entro la giornata di mercoledì 13 gennaio (
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- 3356139848) Donatella Bilardi - Responsabile Lavoro Federazione Prc di Bologna Agostino Giordano - Responsabile Partito Sociale Federazione Prc di Bologna In allegato inviamo la rassegna stampa relativa all'iniziativa Cliccando su questo link si possono vedere le foto inserite sul sito del Prc di Bologna: http://www.prcbologna.it/index.php/foto-arancia-metalmeccanica |
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Scritto da fpiobbichi
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Martedì 05 Gennaio 2010 15:24 |
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Per le situazioni di crisi che non hanno sbocchi se non la liquidazione, si può aprire un’altra via d’uscita : aprire una cooperativa di lavoratori, con due condizioni. La prima è che ci sia effettivamente possibilità di mercato e di vendere prodotti o servizi, altrimenti si fa un fiasco.
La seconda è che ci sia la possibilità effettiva di possedere i meziz di produzione, altrimenti si finisce per fare surrettiziamente intermediazione di manodopera.
CHI FOSSE INTERESSATO PUò CONTATTARMI AL 338-3593866, TASSELLI GIANNI.
Cordiali Saluti Comunisti
Tasselli Gianni
Resp. Naz.le Mov. Cooperativo PRC-SE
PACCHETTO ANTICRISI
COOPERATIVE 1.0
Premessa.
Tra il 2008 e il 2010 si vivrà la più profonda crisi economica dal 1929. L’Italia è un paese molto esposto, nonostante sia ancorato all’Euro, a causa della mancanza cronica di investimenti nella ricerca e nei settori industriali ad alto valore aggiunto. Per questo l’Italia rischia una crisi molto più profonda e duratura, e non semplicemente ciclica, quale quella che ha investito il Giappone negli ultimi 15 anni.
A fronte di un fenomeno di forte deindustrializzazione, guidato da una borghesia che ha il solo obiettivo della speculazione di breve periodo, occorre mettere in campo una politica costituita da buone prassi mutualistiche, che consentano di salvare POSTI DI LAVORO E SITI PRODUTTIVI. Per questo proponiamo di indirizzare tutti i lavoratori di aziende in crisi verso la trasformazione delle aziende a proprietà privata in società cooperative autogestite dai lavoratori.
COSA SONO LE COOPERATIVE ?
Le cooperative sono società a capitale variabile e con responsabilità limitata per i propri soci, finalizzate ad una impresa di tipo mutualistico per il soddisfacimento di un bisogno ( di lavoro, beni di consumo o servizi, di abitazione, sociali ), a prezzi migliori i quelli di mercato. Il principio guida è UNA TESTA UN VOTO, un principio democratico. L’utile è indivisibile, non si può distribuire, e va tutto reinvestito. Genera un patrimonio, definito di solidarietà INTERGENERAZIONALE, perchè la vita della cooperativa può continuare oltre l’eventuale uscita dei soci, con nuovi soci delle nuove generazioni. Giuridicamente è una società di diritto privato, quindi equiparabile a qualunque altra impresa.
PERCHE’ SCEGLIERE L’IMPRESA COOPERATIVA ?
La scelta cooperativa per i lavoratori può significare liberarsi da imprenditori speculatori, che come nel caso INNSE, distruggono l’attività produttiva, cancellando le prospettive di lavoro per i lavoratori nonostante l’azienda abbia clienti e commesse.
E’ una scelta che va ponderata perchè implica l’assumersi direttamente le responsabilità della gestione d’impresa.
E’ opportuno costituirsi in cooperativa solo se si disporrà dei mezzi di produzione e del mercato di sbocco, altrimenti senza queste condizioni si rischia di diventare strumento di subappalto di forza lavoro per altri.
COME SI COSTITUISCE ?
Per costituire una cooperativa è necessario :
- riunire i lavoratori e discutere la proposta di costituzione e la quota sociale (nel caso di aziende con patrimoni rilevanti occorrono quote sociali medio-alte) ;
- redigere l’atto costitutivo e lo statuto di fronte a un notaio;
- richiedere il numero di codice fiscale e partita iva all’Agenzia delle Entrate;
- depositare l’atto costitutivo e lo statuto presso la Camera di Commercio e formalizzare l’iscrizione al Registro delle imprese e all’Albo delle cooperative;
ESISTE UN NUMERO MINIMO DI SOCI O UN CAPITALE SOCIALE MINIMO ?
Il numero minimo di soci per costituire una cooperativa è di 3, mentre la quota minima di capitale sociale è pari a 25 Euro. La quota sociale va definita sulla base della dimensione dell’azienda e della quantità di soci che vi lavorano. Una cooperativa di utenti può avere una quota sociale bassa e avere tantissimi soci, mentre una cooperativa di lavoratori deve avere una quota medio-alta perchè normalmente i lavoratori sono pochi.
CHI PUO’ COSTITUIRE UNA COOPERATIVA ?
Tutte le persone fisiche che ritengano di avere un vantaggio, economico o non economico, in quanto utenti di un servizio o in quanto lavoratori, purchè in regola con il versamento della quota sociale. E’ possibile prevedere il recesso da socio per uscire dalla cooperativa.
CHI PUO’ AIUTARE LA NASCITA O LA CRESCITA DI UNA COOPERATIVA ?
Esiste un Fondo mutualistico nazionale, costituito per legge, che si chiama CoopFond.
Ha il compito di sostenere la nascita e lo sviluppo delle cooperative, attraverso prestiti agevolati, finalizzati a migliorare le attività delle cooperative.
QUALI SONO GLI ORGANI SOCIALI DI UNA COOPERATIVA?
L’Assemblea dei soci elegge un consiglio di amministrazione o un amministratore unico che gestisce l’impresa. Le forme di organizzazione devono essere decise dai soci.
COME SI AMMINISTRA UNA COOPERATIVA ?
Con le logiche del buon senso e in base alle norme di legge, ma soprattutto avendo presente che le attività dell’impresa cooperativa sono indirizzate al lungo periodo.
Inoltre si tratta di proprietà sociale, è impossibile dividere gli utili, che vanno totalmente reinvestiti per le attività della cooperativa. Il beneficio per i soci è il fattore mutualistico primario su cui basare le scelte amministrative.
CHI VIGILA SULLE COOPERATIVE ?
Le cooperative sono soggette alla vigilanza da parte del Ministero Attività Produttive, particolarmente in tema di mutualità.
LE COOPERATIVE SONO TASSATE ?
A fronte dell’impossibilità per i soci di distribuirsi gli utili, destinati a riserva indivisibile, questi ultimi non sono sottoposti a tassazione nella misura :
- dell’intero utile per le cooperative sociali;
- dell’80% dell’utile per le cooperative agricole e della pesca;
- del 70% per tutte le altre cooperative, di qualunque tipo.
(Redatto da Tasselli Gianni), Reggio Emilia, agosto 2009
ALLEGATO.
Cooperativa di consumo
E’ una cooperativa tra soci consumatori che sono utenti di un vantaggio mutualistico basato sul principio che comprare grandi quantità di beni di consumo riduce il prezzo per i soci acquirenti.
Ci sono grandi cooperative di consumo oppure piccoli spacci aziendali, in cui i lavoratori fanno acquisti collettivi.
Cooperativa di produzione e lavoro.
E’ una cooperativa di LAVORATORI che si associano per lavorare insieme : il vantaggio mutualistico sta nel poter fare grosse commesse o produzioni che richiedono sforzi congiunti di molti lavoratori.
Possono essere cooperative di costruzione, di produzione industriale, o altro.
Cooperativa agricola o della pesca.
E’ una cooperativa in cui i soci sono contadini o pescatori che si associano per avere un vantaggio collettivo, sulla trasformazione industriale del prodotto conferito o per gestire mezzi di produzione insieme.
Sono cooperative le latterie sociali, le cantine sociali, le cooperative di pescatori.
Cooperativa sociale.
E’ una cooperativa che associa persone diversamente abili o ex tossicodipendenti o ex carcerati (tipo B), perchè possano, attraverso il lavoro, ricostruirsi una identità lavorativa e sociale. E’ anche una cooperativa di lavoro che associa persone che forniscono servizi sociali come la gestione di asili o case protette (tipo A). In questo caso il vantaggio mutualistico sta nel fornire servizi che una singola lavoratrice, ad esempio, non potrebbe fare.
Cooperativa di servizi.
E’ una cooperativa che associa lavoratori per fornire servizi di vario tipo, come gestione mense, pulizie, trasporti, assicurazioni, vigilanza, ecc. Il vantaggio mutualistico sta nel lavorare insieme per dare servizi evoluti e complessi.
Cooperativa di credito.
E’ una cooperativa che funziona come una banca, i cui soci hanno il vantaggio di risparmiare nella gestione del credito e di avere vantaggi migliori nel risparmio.
Ci sono esperienze come banche etiche o costituite sul principio del microcredito.
Aprire una Cooperativa
Lo spirito della cooperativa è esaustivamente espresso dalla Costituzione Italiana che all’art.45 recita “la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”. La cooperativa è una forma d’impresa ottimale per i gruppi di persone che si uniscono con finalità che non prevedono unicamente la suddivisione degli utili, come nelle società. Quindi, aprire una cooperativa significa dare vita ad un’attività economica o imprenditoriale, in qualsiasi settore, che ha come base uno scopo mutualistico. Questa forma giuridica è finalizzata a favorire i propri soci garantendone sicurezza e vantaggi e, al tempo stesso, imprimendo all’impresa principi di solidarietà socialmente utili alla comunità. Inoltre, chi apre una cooperativa s’impegna a realizzare un bene anche a favore delle generazioni future. Alla luce di tali scopi, questa forma giuridica di esercizio di un’attività è particolarmente incentivata dalla legge, godendo quindi di varie forme di finanziamento a livello nazionale e locale, oltre ad alcune agevolazioni fiscali.
Per costituire una cooperativa è indispensabile che i soci siano almeno 9, se ci sono sia persone fisiche che giuridiche, oppure il minimo è di 3 soci a condizione che la compagine sociale sia composta solo da persone fisiche (e tale condizione rimane fino ad un massimo di 8); inoltre in linea di massima le persone non devono esercitare, con una propria impresa, attività identiche o affini a quella della cooperativa. E’ importante sottolineare che il capitale sociale di una cooperativa viene definito in considerazione del progetto e delle sue finalità. Tuttavia, la legge impone dei limiti che vanno da un minimo di 25 euro a un massimo di circa 75.000 per socio. In caso di rischio, il capitale sottoscritto è l’unico di cui rispondono i soci (a differenza delle società di persone in cui la responsabilità è illimitata); ci sono poi delle responsabilità specifiche degli Amministratori legate alla gestione dell’impresa. Il profilo societario prevede una strutturazione incentrata sull’Assemblea dei Soci (organo sovrano), sul Consiglio di Amministrazione (in alcuni casi un amministratore unico), eletto dall’Assemblea, che si occupa della gestione ordinaria, ed eventualmente sul Collegio Sindacale (che diventa obbligatorio solo se si superano alcuni limiti dimensionali o di fatturato). Infine, sulla base del tipo d’attività svolta, sono stati delineati vari tipi di cooperative, da quelle culturali, turistiche, sportive, alle cooperative di produzione e lavoro, alle cooperative sociali. Queste ultime godono di particolari agevolazioni fiscali.
Tipologie di cooperative più frequenti
- Cooperative agricole: sono incentrate prevalentemente sulla coltivazione della terra, ma si occupano anche di acquisti e servizi di raccolta, di conservazione e trasformazione dei prodotti agricoli e di allevamento di bestiame;
- Cooperative di produzione e lavoro: svolgono attività varie di produzione o di servizi ed in questo caso i soci sono, nel contempo, lavoratori e imprenditori. Ciò permette una certa autonomia lavorativa pur ricercando di garantire un posto di lavoro e un salario. Inoltre, le cooperative di produzione e lavoro godono di una detassazione riguardante IRPEG e IRAP;
- Cooperative culturali, turistiche e sportive: organizzano, gestiscono e promuovono attività culturali, servizi turistici, impianti sportivi ed altre attività dedicate al tempo libero.
- Cooperative sociali: oltre a ricercare occasioni di lavoro per i soci hanno un cosiddetto “scopo mutualistico esterno”, cioè hanno finalità solidaristiche nei confronti della collettività e del territorio in cui operano; svolgono la propria attività con gli Enti pubblici e/o privati nel campo dell’assistenza, dei servizi di supporto in ambito scolastico-educativo o di mediazione culturale, e comunque in tutte quelle attività dove gli utenti sono persone in stato di disagio e/o svantaggio, quali anziani, degenti, handicappati, persone con problemi psichiatrici o di tossicodipendenza, minori a rischio. In alternativa possono inserire al lavoro in attività varie persone in stato di svantaggio (certificato dai servizi sociali o sanitario-legali) che diversamente sarebbero escluse dal mercato del lavoro, in una percentuale minima stabilita dalla legge.
Le cooperative sociali possono avere nel loro interno soci volontari. E’ importante sottolineare che, per la natura della loro azione, le cooperative sociali godono di particolari agevolazioni fiscali e di un favorevole regime Iva (per alcune attività è possibile operare in regime di esenzione Iva).
Adempimenti costitutivi I soci che intendono fondare una cooperativa devono, alla presenza di un notaio, redigere un atto costitutivo pubblico ed uno statuto sociale, il quale disciplina lo scopo, l’oggetto sociale ed il funzionamento della cooperativa. Per evitare ulteriori spese future di modifica dello statuto, è consigliabile, all’atto della costituzione, inserire eventuali attività che si potranno svolgere in futuro. In base al progetto e alle finalità dell’impresa, si definisce il capitale sociale (che è anche la cifra della quale i soci rispondono). L’atto costitutivo sarà depositato dal notaio presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio della provincia di appartenenza nei termini di legge; la società acquista personalità giuridica perfetta solo al momento dell’iscrizione in tale Registro: prima di questo momento si opera quindi a responsabilità illimitata.
E’ necessario richiedere l’attribuzione della Partita Iva all’ufficio locale competente dell’Agenzia delle Entrate, entro pochi giorni dalla costituzione in quanto è necessaria al notaio per iscrivere la società in Camera di Commercio; tale procedura è ormai solo per via telematica per cui bisogna avvalersi di un soggetto abilitato quale un Centro servizi di una centrale cooperativa o di uno studio di commercialisti. La denuncia di avvio attività da presentare presso il REA (Repertorio per le notizie Economico-Amministrative) della Camera di Commercio deve avvenire entro 30 giorni dall’effettivo inizio dell’attività, a meno che l’attività che si intende svolgere richieda adempimenti od autorizzazioni particolari. Ai fini contributivi, assistenziali e previdenziali, quindi ai fini INPS e INAIL, si deve procedere all’iscrizione della cooperativa e dei singoli soci che lavorano all’interno dell’impresa, avvalendosi di un centro servizi abilitato.
Costi La spesa da sostenere per l’apertura dipende dall’onorario richiesto dal notaio ma, in linea di massima, tenendo conto dei costi di costituzione, di deposito e di iscrizione, si attesta attorno ai 2.000 Euro.
Pro Le cooperative godono, di norma, di particolari agevolazioni fiscali e per alcune categorie ed attività di un favorevole regime Iva (talvolta è anche possibile operare in regime di esenzione Iva). L’unico capitale di rischio è costituito dalla quota sociale.
Contro Non si rilevano particolari svantaggi. I rapporti di forza all’interno della società non sono predefiniti ma si delineano nell’assemblea in maniera democratica, tenendo conto che i soci hanno un solo voto pro-capite.
Normativa Codice Civile, Titolo VI “Delle imprese cooperative”, Capo I – Articoli 2511-2545 (dall’1/1/2004 la numerazione degli articoli ed il contenuto saranno modificati, entrando in vigore la Riforma del Diritto societario). D.L.C.P.S. 1577/’47 – L. n.381/’91 – L. n.59/92 – L. n.142/2001 – L. n.30/2003.
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Scritto da fpiobbichi
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Domenica 03 Gennaio 2010 13:01 |
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Che il capitalismo sia in crisi oramai lo dice anche Berlusconi, che il sistema della distribuzione fosse impazzito tra speculazione e falle lo sapevamo da tempo, ma che il livello fosse questo proprio non lo immaginavamo. Ogni giorno, ci dice il Corriere della Sera a Milano vengono buttati circa 180 quintali di pane dai fornai, si avete capito bene, 180 quintali. Troppe falle nel sistema della distribuzione si affannano a dire le associazioni dei panificatori, che dovrebbero almeno secondo noi abbassare i prezzi del prodotto sul quale si ha un rincaro da far gridare alla rapina, il prezzo del grano cala e quello del pane infatti cresce nonostante la crisi. In un paese come il nostro dove la gente non arriva a fine mese e dove la povertà è un fattore crescente, gettare il pane è un'insulto. I gap da tempo denunciano che questo sistema di produzione di distribuzione e consumo è inefficace, e si pongono come sperimentazione non solo per denunciare la speculazione e rincari, ma anche come via d'uscita al capitalismo in crisi sperimentando un'altra via, che tende a ricostruire un ragionamento che guarda alla programmazione nazionale della sovranità alimentare. Se un cittadino infatti ordina il pane al produttore esso sà di giorno in giorno la quantità da produrre evitando sprechi inutili che invece si originano per gli effetti distorsivi della catena distributiva, e sa anche che il prezzo che stabilisce è quello giusto da garantire la dignità del lavoro al contadino e la tutela del consumatore. Quando abbiamo iniziato a parlare di queste cose due anni fa siamo stati derisi, ogni giorno i fatti ci stanno dando più ragione...
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Scritto da fpiobbichi
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Lunedì 21 Dicembre 2009 10:50 |
IL 17 ed il 18 Dicembre scendono ancora in piazza i GAP di Palermo.
Sono una tonnellata le arance biologiche distribuite dai GAP Palermo nella centralissima Piazza Politeama e quasi 200 i chili di pane, Offerte in buste di carta rossa al prezzo di 3€ per 5 Kg nelle intere giornate del 17 e del 18 Dicembre, con questa iniziativa i GAP Palermo hanno dimostrato che anche i prodotti dell'agricoltura biologica, fornitaci inell'occasione da un' azienda certificata, possono essere distribuiti a prezzi accessibili a tutti. Insieme al pane ed alle arance, tantissimo il materiale informativo sui GAP a Palermo distribuito e grande l'interesse suscitato
Sono ogni settimana di più i cittadini e le cittadine palermitane che si rivolgono ai GAP ( Gruppi d'Acquisto Popolare) per fare una spesa a prezzi calmierati e crediamo che dopo il successo delle due giornate di distribuzione ed informazione saranno ancora di più.

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