Dopo circa un anno di lavoro e sperimentazione si è avviato il percorso costituente della R@P, la Rete per L'autorganizzazione Popolare che federerà le pratiche sociali che si sono sperimentate dentro la crisi. La R@P è un'associazione di promozione sociale, che si sviluppa con propri circoli, a cui hanno deciso di federarsi sulla base di un principio federativo le Brigate della Solidarietà Attiva, I Gruppi di Acquisto Popolare, L'Associazione Diritti e Società, L'Unione Inquilini e altri soggetti che contribuiranno al progetto restando in piena autonomia. Si tratta quindi di un processo aperto, orizzontale, di messa in comune di pratiche di solidarietà attiva e vertenzialità, per dare concretezza e continuità ad un'intervento, che cerca di ripoliticizzare il vasto mondo dell'agire sociale in una prospettiva anticapitalista. La R@P è composta da soggetti che prima di tutto agiscono nella crisi sociale, e sviluppano, a partire da questo una proposta che guarda alla costituzione di uno spazio comune in chiave neo – mutualista per permettere il consolidamento e lo sviluppo delle lotte, e per dare risposte parziali ma concrete, alle classi popolari strette dal morso della crisi. Dentisti sociali, mutue autogestite, sportelli sociali su casa e lavoro, casse di resistenza, interventi di solidarietà attiva diretta nei punti caldi del bisogno e del conflitto, scuole popolari, presidi sociali di quartiere, questo è quello che hanno fatto e faranno gli aderenti della R@P sul principio del prima fare e poi parlare. La R@P avrà una riunione fondativa che si terrà il 19 di settembre a Scandicci (FI) presso il palazzetto dello sport di via Rialdoli a partire dalle ore 10.30 nella quale verranno eletti, sulla base di una testa un voto gli organismi e verrà stipulato una carta fondativa dei diritti sociali nel quale riconoscersi come intero processo.
Nel primo trimestre 2010 crollano i prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori (-6,2% in un anno), mentre risalgono i costi (+1,2%). È quanto emerge dai dati diffusi questa mattina dall'Istat che avvia la pubblicazione delle nuove serie degli indici dei prezzi per il settore agricolo, calcolati su una nuova base (2005=100) e armonizzati a livello europeo. Ci chiediamo come mai, pur in presenza di diminuzioni così importanti dei prezzi per i prodotti agricoli, non si verifichi un altrettanto fenomeno di ribasso per i prezzi dei prodotti che acquistano i cittadini. In realtà questo avviene perchè la grande distribuzione riesce a imporre i propri prezzi ai produttori attraverso intermediatori massimizzando così i ricavi senza poi diminuirli al bancone. Chi tiene in mano la filiera, insomma, è in grado di determinare il prezzo alla fonte così come alla vendita raddoppiando i guadagni. Non è un paradosso sentire nelle campagne produttori che ti dicono che i prezzi sono talmente bassi da non poterci più rientrare, così come sentire cittadini che ti dicono che i prezzi al bancone aumentano. Ma non è finita, se questo è vero, è altrettanto vero ed intollerabile che per avere un prezzo competitivo del prodotto si faccia ricorso ad una forza lavoro bracciantile le cui condizioni sono sempre più degradate e fuorilegge. Se il mercato insomma fissa il prezzo chi fa la legge nei campi è il malaffare e le reti criminali. Da mesi come rete nazionale GAP stiamo riflettendo sul concetto di prezzo equo e di piano nazionale della sovranità alimentare come risposta alla crisi del capitalismo. Una risposta che concretamente possa delineare una costruzione alternativa di società in grado di tagliare la speculazione e favorire percorsi in cui il prezzo viene fissato rispettando i diritti di chi lavora e la sua dignità, così come deve essere assicurato il rispetto di chi acquista i prodotti. Si tratterebbe di costruire reti di acquisto collegate su scala nazionale in cui la qualità dei prodotti e del lavoro, il prezzo, siano frutto di uno scambio diretto, partecipato tra agricoltori, associazioni di cittadini, sindacati, istituzioni. La Costruzione di un Piano Nazionale della sovranità alimentare significa partecipazione democratica alla programmazione della nostra agricoltura, un percorso in cui le istituzioni, a partire dalle regioni, possono e devono fare molto. La recente costituzione della rete di giustizia sociale ed ambientale che si è creata in Italia può essere un luogo dove discutere questa proposta. Ma l'attuazione concreta di questo percorso è in fin dei conti affidata alle nostre mani, le stesse che hanno organizzato arancia metalmeccanica per riuscire a mettere insieme la crisi dell'agricoltura con la crisi del manifatturiero, le stesse che hanno fatto i GAP contattando i produttori locali, le stesse che in questo momento sono impegnate per dare una risposta concreta al campo dei braccianti di Nardò. La riunione che i GAP faranno a firenze il prossimo 18 settembre cercherà di sviluppare concretamente questo aspetto. Cominciamo a lavorarci.
I Giovani Comunisti della Federazione del PRC di Oristano organizzano per tutta l’estate i “Corsi di recupero popolari”, rivolti principalmente agli studenti delle scuole superiori. Gli esami di riparazione introdotti nel 2007 dal centro-“sinistra”, che già allora creavano alcune perplessità per la mancanza di un piano di finanziamento per la loro copertura totale, oggi diventano sempre più un problema per gli studenti e le loro famiglie, infatti - a causa dei martorianti tagli alla scuola pubblica voluti dal governo delle destre che colpiscono gravemente le finanze degli Istituti scolastici - quello che dovrebbe essere uno strumento garantito dalle scuole è un diritto che viene sempre meno. Diversi istituti non garantiranno più i corsi per alcune materie e le ore di recupero verranno sostanzialmente ridotte, e così le famiglie sono costrette a rivolgersi a insegnanti privati pagando in media 20-30€ ad ora con grande peso sul bilancio familiare, ancor più in un periodo di crisi come quello attuale in cui le politiche liberiste ci hanno trascinato. Crediamo che questa forma di solidarietà popolare sia il miglior modo per rispondere a chi costantemente si impegna per la distruzione della scuola pubblica. Per questo ci rivolgiamo a insegnanti di ruolo e precari, universitari, neolaureati, studenti medi e chiediamo loro di collettivizzare i propri saperi e metterli a disposizione delle studentesse e degli studenti e aiutarci in questo progetto. Ci si può mettere in contatto con noi inviando una mail a
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o contattando il 3474627365 per maggiori informazioni.
Marco Contu – Portavoce Giovani Comuniste/i Oristano
I GAP (Gruppi di Acquisto Popolari) spezzini raddoppiano e Sabato 22 maggio dalle ore 9:00 sino ad esaurimento scorte distribuiranno pane ad 1 euro al kg contro crisi e carovita nei quartieri del Favaro e di Melara. Il pane, acquistato dagli organizzatori contrattando il prezzo direttamente con il produttore, verrà distribuito senza che vi sia ricarico alcuno, a tutti coloro che lo richiederanno.
Attraverso queste azioni concrete il Partito della Rifondazione Comunista rinsalda a sua forza e la sua vocazione di partito sociale che attraverso l’autorganizzazione e la solidarietà tenta di ribaltare i rapporti di forza dentro la società.
L’azione dei GAP non è demagogia ma, al contrario, è azione concreta che non intende polemizzare con le associazioni di categoria o contestarne l’operato bensì si pone come obiettivo quello di fornire risposte concrete ai bisogni della gente, di spezzare l’isolamento in cui spesso vive chi è colpito dalla crisi elevando così il disagio individuale in disagio sociale.
ll gruppo di Accquisto Popolare organizzato dalla Federazione Provinciale di Rifondazione Comunista (Federazione della Sinistra) è ormai attivo da circa cinque mesi e si batte per far pagare le tasse ai ricchi ed agli evasori, per un sostegno economico a disoccupati, precari e pensionati con redditi più bassi, contro ogni speculazione sui generi di prima necessità, contro carovita e caro-affitti, per la difesa della piccola produzione agricola e dell’ambiente e per una distribuzione a prezzo politico dei generi di prima necessità.
Invitiamo tutti coloro lo desiderano a visitare il nostro sito internet http://www.gaplaspezia.wordpress.com/ o a scriverci per saperne di piu' sulle nostre iniziative (
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)
Il 26 Ottobre del 2010 ricorrono i 150 anni dal celebre incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele che segnò il passaggio del Mezzogiorno nel Regno d’Italia , guidato dalla famiglia Savoia. Il dono di Garibaldi al Re piemontese ebbe conseguenze nefaste per il futuro di questo paese. Fu un dono unilaterale , senza contropartite, che comportò un costo salato per le popolazioni meridionali e ne provocò la rivolta (leggi : brigantaggio), anche per via delle promesse non mantenute e delle aspettative che il movimento garibaldino aveva suscitato. Lo Stato reagì violentemente , trattò il Sud come una colonia africana, e ne perse la legittimità anche presso i ceti intellettuali che avevano sostenuto il nostro Risorgimento. Iniziò un processo che portò molti intellettuali e politici meridionali a reclamare l’autonomia per il Mezzogiorno, mentre l’apparato produttivo meridionale subiva i contraccolpi dell’unificazione del mercato nazionale (caddero le barriere doganali che lo proteggevano ) e di una politica che guardava prevalentemente alla nascente industria nel nord-ovest. Risultato: il Mezzogiorno ridotto a colonia divenne un peso ed un inciampo nello sviluppo economico e civile del paese. Dalla metà del ‘900 , i governi repubblicani hanno tentato di portare avanti politiche per superare il divario tra nord e sud nel nostro paese. Al di là delle grandi risorse finanziarie impiegate il divario non si è ridotto e il Mezzogiorno è oggi un’area molto più assistita di quanto non lo fosse nei primi decenni della Repubblica.
Oggi, a distanza di un secolo e mezzo , il Mezzogiorno è ritornato ad essere visto come una palla al piede dello sviluppo italiano. Ma i termini politici della questione si sono invertiti. Non è più il Mezzogiorno che reclama autonomia ed indipendenza, bensì è il Nord che vuole uscire dall’Italia. Il rischio di una secessione “dolce “ è rafforzato dalla crisi economica in corso. Il pericolo che questo paese si spacchi in tanti statarelli è reale. Tutte le recenti esperienze di secessione, anche pacifica, hanno fatto registrare un regresso per i lavoratori e portato ad esaltare nazionalismi e xenofobie.
Con tutte le sue contraddizioni noi riteniamo che l’Unità d’Italia sia un valore in sé. Centocinquanta di storia hanno prodotto un profondo interscambio di culture,di storie, nel nostro paese. Le popolazioni del sud, del centro e del nord si sono fuse attraverso milioni di matrimoni misti, e la lingua italiana è oggi largamente praticata dalla stragrande maggioranza della popolazione. Le popolazioni del sud hanno dato un grande e prezioso contributo alla ricchezza economica e culturale di questo paese che deve essere riconosciuto.
Noi riteniamo che questa nostra Italia può ancora salvarsi se capisce che deve rifondare il suo patto sociale su altre basi valoriali e culturali.
A questo fine abbiamo costituito il Comitato pro Teano , per organizzare un evento che segni, non solo simbolicamente, la svolta culturale che auspichiamo.
L’ALTRITALIA A TEANO
Il 26 Ottobre del 2010 vogliamo costruire un grande evento a Teano che sia preceduto da almeno tre giorni di dibattito per arrivare a sottoscrivere un nuovo patto tra gli italiani.
Il primo giorno sarà dedicato alla storia del nostro paese , al momento cruciale dell’Unità d’Italia.
Abbiamo dato questo titolo a questa prima giornata : VERITA’ e RICONCILIAZIONE.
Dobbiamo arrivare a costruire una storia ed una memoria condivisa , anche facendo i conti con alcune verità scomode , come la repressione dello Stato delle popolazioni rurali del Sud (1862-64) che è costato tanto sangue ed ha creato un clima antistatale di lungo periodo nel nostro Mezzogiorno. Vogliamo andare oltre la mitologia di un Sud arcaico e di quella opposta di un Sud ricco saccheggiato dal Nord. I migliori storici italiani e stranieri terranno banco per restituirci un immagine ed una narrazione più corrispondente alla verità. Una ricostruzione che dovrà essere poi utilizzata nelle scuole per comprendere valori e limiti di quella Unità d’Italia di 150 anni fa, ma anche per diffondere i valori della nuova unità che vogliamo costruire.
Il secondo giorno - PER UNA COOPERAZIONE CIVILE ;CULTURALE ED ECONOMICA - sarà dedicato ad una serie di work-shop tra i soggetti dell’altreconomia per stilare una piattaforma di cooperazione sud-nord fondata sul principio del commercio equo e solidale, della finanza etica, G.a.s. ecc. che si sta affermando anche all’interno del nostro paese. Verranno individuati settori produttivi di beni e servizi dove far crescere questa nuova forma di mercato che mette insieme la valorizzazione dei produttori con i bisogni dei consumatori. Ma, anche strategie di cooperazione, consorzi nord-sud nei settori della green economy , della ricerca, dei media e dell’industria culturale. L’obiettivo finale è quello di rispondere alla domanda : quale ruolo deve avere l’Italia nella nuova divisione internazionale del lavoro, nei rapporti nord-sud , nel rapporto con la tutela ambientale e la pace nel mondo? E come corollario . quale contributo può dare il Mezzogiorno a questo progetto di Rinascita del nostro paese?
Inoltre, sia il primo che il secondo giorno un gruppo di esperti analizzerà gli scenari che scaturiscono dal Federalismo Fiscale, le conseguenze e l’impatto sociale, nonché i modelli alternativi che mettono insieme autonomia e parità di diritti civili (alla salute, istruzione, ecc. )
Il terzo giorno sarà un giorno di Festa –con spettacoli e momenti di festa collettiva- sarà dedicato alla celebrazione del nuovo patto tra i cittadini italiani , con forme simboliche e rituali che devono ancora essere individuate.
Questa volta non ci saranno né Re , né Garibaldi, né sultani, né regine, ma i rappresentanti degli enti locali, a partire dai Comuni, del mondo dell’associazionismo, della cooperazione nazionale ed internazionale, dei movimenti –ambientalisti, antimafia, pacifisti, ecc. - del mondo dell’Altreconomia. L’obiettivo è quello di portare 1000 sindaci da tutto il paese , a partire da quelli che fanno parte delle reti (Recosol, Rete del Nuovo Municipio, dei Comuni virtuosi, dei Comuni dei Parchi, ecc. ) Ed ovviamente saranno presenti le grandi associazioni nazionali (culturali, ambientaliste, ecc.). Nella giornata finale leggeremo il decalogo di principi e valori su cui vogliamo rilanciare l’Unità d’Italia, invitando il presidente della Repubblica che ha recentemente tenuto a Potenza un lungo discorso sul valore dell’Unità nel nostro paese . Questo decalogo dovrà essere costruito in questi mesi , con l’apporto di tutti gli interessati.
Hanno già aderito alla manifestazione : Avviso Pubblico, LIBERA, Fondazione Banca Etica, Associazione delle botteghe del commercio equo, Fai la cosa giusta(Mi) , la rivista Altreconomia, Solidarietà Internazionale, ecc. Inoltre, si sono detti disponibili a partecipare diversi Dipartimenti universitari , in particolare quelli di storia che giocheranno un ruolo importante il primo giorno della manifestazione.
P.S.
Esempi di costruzione del Decalogo per l’Unità
Non vogliamo una retorica dichiarazione di principi , ma un elenco di punti-chiave, di valori e prospettive. Certo a partire dalla nostra Costituzione, ma andando oltre perché son passati sessant’anni. Per esempio , ha senso ancora oggi dire che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro solo se integriamo questa espressione con “il lavoro ed il diritto ad una vita degna” , oppure “ su un lavoro dignitoso ed un minimo vitale per tutti i residenti”
Il rispetto della biodiversità e degli equilibri naturali oggi costituiscono un valore fondante mentre assistiamo al quadro desolante di un paese che si sgretola alle prime piogge, per cui la cura del territorio, la prevenzione delle catastrofi, la valorizzazione dei parchi naturali possono diventare un impegno forte e concreto per la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico. Al pari della tutela ambientale e del valore della Natura (paesaggi, equilibri, biodiversità), la lotta alle Mafie (ed alla borghesia mafiosa) è un altro punto forte e basilare della nuova alleanza ed unità di questo paese che va inserita con forza e chiarezza nei dieci principi della Nuova Unità Nazionale.
Ancora , l’appartenenza alla UE è per molti di noi un valore , ma lo è altresì l’appartenenza alla cultura dei popoli del Mediterraneo. Per es. si potrebbe sostenere: l’Italia si riconosce nella Unione Europea e lavora per rafforzarne l’unità e la convergenza, ed altresì si riconosce nella funzione di cerniera tra il nord ed il sud del Mediterraneo ed ambisce a diventare il baricentro della pace e della convivenza in questo bacino.
Lo sforzo consiste nell’individuare principi fondamentali senza diventare fondamentalisti e trovarsi tra quattro amici. Il mondo è cambiato , nel bene e nel male, rispetto alla metà del Novecento. L’Italia da paese d’emigrazione è diventato paese d’immigrazione , con tutte le conseguenze che conosciamo. Vorremmo trovare mille sindaci disposti a sottoscrivere questo Decalogo in cui si dice, per esempio, che l’Italia vuole essere il paese dell’ospitalità e dell’accoglienza , e quindi ruolo e diritti degli immigrati e valore di una società multiculturale, ecc……o che ribadiscano un No alla guerra ed un sì al disarmo con tutte le ricadute in termini di risorse finanziarie…o che sottoscrivano un impegno per pubblicizzare l’acqua nei propri territori ….ecc, ecc.
Naturalmente si tratta di scegliere e darsi delle priorità. Ma è un lavoro complesso che richiede il contributo di tante e tanti cittadini di questo paese.
Questa è una pratica che dobbiamo metterla in campo anche in Italia.
La quota finisce in una cassa comune che serve a pagare le multe. Ma sono in pochi a incappare nei controllori
Lo stratagemma usato da studenti, disoccupati e squattrinati
PARIGI - La stampa francese l'ha ribattezzata "la mutua dei truffatori" perché nell'ultimo anno ha fatto perdere circa 80 milioni di euro alla Ratp, la società che gestisce i mezzi di trasporto parigini. Sono piccole associazioni non autorizzate formate da studenti, disoccupati e squattrinati che truffano quotidianamente la società transalpina con un sistema semplice: ogni mese ciascun membro versa alla sua associazione una quota di 7 euro e viaggia senza biglietto sui mezzi pubblici della capitale. Coloro che incappano nei controlli pagano le multe attingendo alla cassa comune della propria associazione e i risultati premiano sempre i trasgressori: il numero dei "senza biglietto" è di gran lunga superiore a quello dei sanzionati visto che la Ratp può contare solo su 968 controllori.
IDEA ANTICA - Come racconta il Times di Londra, lo stratagemma escogitato per truffare l'azienda dei trasporti non è affatto originale. Riprende in parte il piano ideato nel lontano XVII secolo dal banchiere napoletano Lorenzo de Tonti per finanziare le guerre di Luigi XIV. Il metodo d'investimento, denominato "Tontina", prevedeva il versamento di un capitale da parte dei risparmiatori i quali ricevevano, in cambio, una rendita vitalizia. Ma il sistema usato dai truffatori parigini assomiglia ancora di più alle regole che nel XIX secolo tenevano assieme le società di mutuo soccorso. Queste associazioni di operai privi di protezioni sociali, proprio come oggi fanno i truffatori parigini, trasferivano e ripartivano sulla collettività i rischi di eventi dannosi. Oggi secondo quanto racconta il quotidiano Le Parisien esistono nella capitale francese almeno una dozzina di queste associazioni. Gli adepti si proclamano radicali di sinistra, libertari e soprattutto sognano una società in cui i trasporti pubblici siano gratuiti.
COMMENTI - Frédéric, studente di 22 anni, dichiara al quotidiano parigino: «In tutto versiamo 7 euro al mese e con questa quota riusciamo a pagare le multe che i membri della nostra associazione ricevono sui mezzi di trasporto. Alla fine dell'anno nelle casse dell'associazione sono rimasti solo 3 euro». Ma come spiega Michael, un altro studente parigino, lo scopo vero fine dell'associazione è politico: «Non è giusto che le persone che vivono in periferia debbano pagare prezzi esorbitanti per viaggiare. Invece i parigini che vivono al centro e che sono molto più ricchi pagano molto meno». Da qualche mese circola tra gli adepti anche un giornale, intitolato "Lignes gratuites" che ha fatto del trasporto gratuito il suo cavallo di battaglia: «Perché i trasporti pubblici non diventano gratuiti come la scuola e la sanità?» si chiede provocatoriamente il foglio dei ribelli. Philippe Touzet,delegato sindacale della Sud-RATP afferma che la protesta di queste associazioni in realtà punisce la maggioranza dei cittadini della capitale: «Si può tranquillamente discutere sull'opportunità di rendere gratuiti i mezzi di trasporto - dichiara il sindacalista - Ma questa forma di protesta rende il sistema più fragile. Non pagando il biglietto, queste persone provocano un'ulteriore riduzione del numero dei bus in circolazione. Adesso già circolano troppo pochi mezzi pubblici e questa protesta non fa altro che peggiorare la situazione».
Dopo la fantastica iniziativa sul Partito Sociale a Poggibonsi del 2 Maggio pubblichiamo l'articolo di ieri su Liberazione, di Paolo Ferrero
La riunione nazionale di Poggibonsi ci dice con chiarezza che la generalizzazione delle pratiche del partito sociale rappresenta un punto decisivo per il rilancio di Rifondazione Comunista. Al Congresso di Chianciano abbiamo detto che occorreva spostare la nostra azione politica "in basso a sinistra". Questa indicazione è stata seguita parzialmente e solo parte dei gruppi dirigenti l'ha accompagnata. A Poggibonsi abbiamo potuto verificare che dove il partito sociale è diventato pratica politica, ha portato risultati positivi, ha aggregato nuove persone, rimotivato alla militanza tanti compagni e compagne, costruito una nuova percezione di cosa sono i comunisti oggi, riattualizzando anche il tema della questione morale. Sono migliaia i compagni e le compagne - soprattutto giovani - che hanno partecipato attivamente ad organizzare il partito sociale, dalle prime esperienze di distribuzione del pane ad un euro al chilo, per arrivare ad arancia metalmeccanica e al dentista sociale. Questi compagni e compagne hanno dato un contributo fondamentale alla rifondazione comunista. I percorsi del partito sociale, hanno offerto infatti una risposta in avanti alla crisi della politica, mettendo al centro la piena coerenza tra le parole e i fatti o - se volete - il fare prima ancora che il dire. Le pratiche del partito sociale ci hanno ridetto ancora una volta che non basta dirsi comunisti e fare propaganda: occorre che i comunisti siano riconoscibili per come si comportano e per la capacità di costruire con la lotta e la solidarietà riposte concrete ai problemi e ai bisogni concreti. Di fronte al dilagare a sinistra del personalismo, le pratiche del partito sociale sono innanzitutto un antidoto antropologico. Al centro non c'è il salvatore dei diseredati o "il rappresentante", ma l'impegno concreto di tante persone nella costruzione di percorsi in cui i proletari prendono coscienza di sé e si organizzano. Negli anni scorsi abbiamo giustamente apprezzato il subcomandante Marcos, che si presentava con volto coperto a significare che «todos somos Marcos». Oggi, attraverso le pratiche del partito sociale rispunta quel modo di essere, basato sull'autorganizzazione dei soggetti si riapre il senso di una militanza comunista e di una sua narrazione identificante. Per questo occorre generalizzare il partito sociale, costruire le reti contro la crisi, rafforzare la rete per l'autorganizzazione popolare. Come Marcos, a partire dalla pratica sociale, e non al suo posto, possiamo e dobbiamo inverare il nostro ambizioso progetto di uscita dal capitalismo in crisi e da questa maleodorante seconda repubblica.
Domenica 2 maggio – Poggibonsi - dalle ore 10.30 alle ore 17.00
Coordina la discussione - Massimo Fiorentini GAP TOSCANA -
Saluti del Segretario Regionale del PRC della Toscana Stefano Cristiano e della Consigliera Regionale PRC Monica Sgherri
Relazione introduttiva
Piobbichi Francesco; Partito Sociale e Rete per L’autorganizzazione Popolare
Intervengono:
Yuri Borgianni - GAP Poggibonsi e Segretario PRC – Circolo “G.K. Zhukov” Poggibonsi
Daniele Ficarrà – Il Partito sociale Palermo dai GAP agli sportelli sociali alla rete contro la crisi
Gianluca Nigro – Il Partito Sociale in Puglia, verso la lega dei braccianti del XXI secolo
Antonio Ferraro – Partito sociale e reti web, l'esperienza di controlacrisi.org
Daniele Basile – Il Partito sociale a Benevento, dai tetti del provveditorato alla scuola di alternativa popolare Avv. Guido Ripoli presidente DIRITTI E SOCIETA' LIGURIA onlus
Roberto Mapelli – Associazione Punto Rosso – La Libera Università Popolare e formazione per il partito sociale
Oscar Mattioli – Il Partito sociale a Perugia, dai Gruppi Acquisto Popolare ad Arancia Metalmeccanica
Roberta Caprini – Il Partito Sociale a Bergamo, dalla crisi del terremoto al terremoto della crisi
Ciro Pesacane - Forum ambientalista
Vincenzo Vasciaveo – Milano, l’esperienza del distretto solidale del parco sud e il partito sociale
Walter de Cesaris – Unione Inquilini
Elio Limberti – Associazione Quarto Stato – Partito Sociale a Torino
Puddo Sabrina - Comitato di resistenza e lotta Answewrs Pistoia
Silvia Falcioni - casa del popolo Isolotto (Fi) - La sconfitta culturale della sinistra, il rilancio delle case del popolo
Pierluigi Pasotto - Circolo Rive Gauche - Casalmaggiore (Cr)
Daniela Vangieri - Diritti e Società Toscana
Associazione Castrucci ( FERROVIERI) FIRENZE - L'esperienza dello sportelo sociale
Brigate della solidarietà attiva lazio - Eutelia, solidarietà attiva e resistenza sociale Società di Mutuo Soccorso Giuseppe Garibaldi - LUCCA
Francesco Sargentini - Palestra Popolare Perugia
Paolo Reggiani - GAP Modena
Matteo Giubilato – Lo spaccio popolare Ernesto Che Guevara di Viareggio
L'esperienza dei GAP di Lodi, il partito sociale a nord
PAOLO FERRERO - SEGRETARIO PRC Sono stati invitati ad intervenire esponenti del mondo dell'associazionismo, dei Gruppi d'Acquisto popolari, del sindacato, delle strutture della sinistra di base.
Per info;
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3346883166
In caso di pioggia l'iniziativa si terrà nella Sala della Pubblica Assistenza - Poggibonsi
da il manifesto «Dopo. Dopo un terremoto, sulla terra in movimento senza pace, mentre sopra le macerie la giustizia tace...», possono accadere cose che «prima», all'Aquila, nessuno avrebbe mai immaginato. Può succedere per esempio quel che è successo alle crew di giovanissimi aquilani e abruzzesi che così rappano nel cd autoprodotto, «Voci dal cratere», ma che prima del sisma nemmeno si conoscevano tra loro. E può succedere di vedere una popolazione - finora decisamente poco abituata alle manifestazioni e poco avvezza, dopo quarant'anni di Democrazia cristiana, alla politica attiva e alla partecipazione diretta nella gestione della cosa pubblica - trasformarsi, dopo un anno di «dignitoso» silenzio, in un soggetto protagonista di cui non si può più non tenere conto. Le manifestazioni nel centro storico e il faccia a faccia di gente comune contro esercito e polizia per quattro domeniche di seguito; il lavoro concreto di smistamento delle macerie che non è stata solo un'azzeccatissima iniziativa mediatica in grado di scavalcare i confini nazionali; la fiaccolata contro il processo breve che ha visto sfilare sabato scorso nelle vie percorribili del centro storico in commosso silenzio almeno cinquemila persone, molte delle quali provenienti da altre regioni d'Italia; il moltiplicarsi di iniziative culturali e politiche, di gruppi in rete, e di comitati cittadini, alcuni dei quali sono diventati addirittura centri sociali occupati, mai visti prima da queste parti. Sono le tante facce, scomposte e ricomposte come in un caleidoscopio, di una società - quella aquilana - probabilmente in marcia verso una presa di coscienza collettiva, forse ancora pre-politica ma sicuramente feconda. Ma non è tutto: si può dire che qui, nel cosiddetto cratere terremotato, si possono oggi toccare con mano i frutti di quel «lavoro politico sul territorio» tanto teorizzato quanto difficilmente attuato dai partiti di sinistra. Succede, per esempio, che all'Aquila, in controtendenza rispetto a tutto il resto d'Italia, cresce il numero di tesserati e di militanti della sezione giovanile di Rifondazione comunista. «Oltre ai tesserati veri e propri - spiega Fabio Pelini, 35 anni, segretario aquilano del Prc - molti in questi mesi si sono avvicinati ai Giovani comunisti, soprattutto nelle scuole e all'università dove è cresciuto il numero di rappresentanti eletti». «Grazie soprattutto all'esperienza delle "Brigate di solidarietà attiva" - aggiunge Francesco Marola - che dal giorno dopo il sisma hanno cominciato a lavorare, montando due tendopoli con mensa a Camarda e Tempera dove in cinque mesi si sono alternati oltre 600 volontari provenienti da tutta Italia. Un lavoro di soccorso alla popolazione e di socializzazione fatto in silenzio e che, giorno dopo giorno, ha sviluppato forme di partecipazione straordinaria, facendo avvicinare alla politica tantissimi giovani che ancora oggi, anche se non tesserati, fanno volontariato nelle nostre strutture». È il caso di Simone Virgili, appena iscritto al Prc: «Mi sono avvicinato al partito quando ho visto la volontà di incidere sul territorio, con le "Brigate" o con l'assistenza legale fornita agli esclusi dal progetto C.a.s.e. che è diventata una battaglia per la trasparenza delle graduatorie. E come me è successo anche a molti giovani non proprio di sinistra che però hanno apprezzato questo tipo di solidarietà così diversa dall'unica che conoscevano, quella della Chiesa e della Caritas». Una forma diversa di solidarietà sta nascendo anche tra le migliaia di persone che ormai da quattro domeniche di seguito si riprendono il centro storico della città. Domenica prossima torneranno addirittura con ruspe e bobcat affittati, per completare il lavoro di rimozione delle macerie da Piazza Palazzo in tempo per il primo anniversario del 6 aprile. «Ogni maledetta domenica», così l'hanno chiamata in un video che viaggia in rete, il popolo delle carriole si arricchisce di nuove facce: «Domenica scorsa c'erano tantissimi studenti fuori sede ad aiutarci - dice Giusi Pitari, docente di Biotecnologie all'università dell'Aquila - l'ho rivisti a lezione stamattina e tutti avevamo le braccia doloranti per lo sforzo». Stanchi ma soddisfatti, più uniti di prima da un nuovo sentimento identitario che non è fatto solo di «aquilanità»: «Non c'è solo l'affezione per la città, stiamo manifestando qualcosa di più - continua Pitari -: a spingere centinaia di cittadini che mai lo avrebbero fatto prima a forzare i posti di blocco sono state le voci degli sciacalli della "cricca". È stata l'acquisita consapevolezza dell'incompetenza delle istituzioni preposte alla soluzione dei problemi, è stata l'insofferenza per il presappochismo degli amministratori, per la superficialità e il cinismo dei politici. E ora sappiamo di non essere soli: riceviamo centinaia di messaggi da tutta Italia che ci incitano ad andare avanti». Lo dimostrano le centinaia di persone che da Giampilieri, da Palermo, da San Giuliano di Puglia o da Viareggio si sono strette nel capoluogo abruzzese in un abbraccio a tutte le vittime dell'illegalità istituzionalizzata. Un clima tale che perfino molte delle persone che domenica scorsa hanno manifestato all'Aquila in difesa di Bertolaso, alla fine hanno mollato a terra le loro bandiere e sono andate a lavorare sulle macerie, fianco a fianco di chi considera il capo della Protezione civile il primo responsabile dello scempio aquilano.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Marzo 2010 13:24
ll circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Francavilla Fontana annuncia due importanti iniziative di prossima attuazione. La grave crisi economica che attanaglia fasce sempre più ampie di uomini e donne alle prese con la riduzione del valore di acquisto di salari e pensioni e con un galoppante tasso di disoccupazione e inoccupazione ci spinge a cercare nuove forme di solidarietà sociale a vantaggio delle fasce più disagiate, con attenzione particolare ai più giovani. Pertanto dopo il successo riscosso dal lancio dei GAP (Gruppi di Acquisto Popolare), la sezione PRC "Ernesto Che Guevara" intende realizzare all'interno della propria sede un vero e proprio centro nel quale far convergere ed incontrare domande ed offerte di lavoro a livello locale.
Chiunque potrà in tal modo venire a conoscenza gratuitamente di richieste e disponibilità lavorative nel territorio.
Non solo: come seconda iniziativa verrà avviato il progetto di una "banca del tempo", tipo di associazione basata sullo scambio gratuito di tempo verso cui da anni si guarda con sempre maggiore interesse. In essa ciascun socio, mette a disposizione un paio di ore per fornire ad un altro socio una qualche competenza. Le "ore" date vengono "calcolate" e "accreditate" o "addebitate" in questa "banca". Tutti gli scambi sono gratuiti con la sola previsione di un rimborso spese (per esempio, per i mezzi di trasporto o eventuali materiali utilizzati nel lavoro svolto) e di una quota associativa periodica.
Ogni ora viene valutata per un'ora, indipendentemente dal valore monetario del tipo di prestazione svolta. Le attività della "banca" sono molto diverse: dalle manutenzioni casalinghe al babysitteraggio, dalla cura di piante e animali alle ripetizioni scolastiche. Invitiamo chiunque fosse interessato ad usufruire di questi servizi e a ricevere ulteriori informazioni sul loro conto a venirci a trovare presso il nostro circolo.
La crisi economica-finanziaria sta mettendo in fibrillazione l’Unione Europea e rischia di far saltare non solo l’Unione Monetaria , ma di dividere il nord dal sud , di creare una frantumazione anche all’interno degli stati nazionali. Wallerstein intervenendo su questo quotidiano ha messo in evidenza come il Belgio sia ormai sull’orlo della separazione definitiva tra valloni e fiamminghi. Anche altri paesi europei, tra cui la Spagna e l’Italia, rischiano di trovarsi di fronte a profonde lacerazioni interne i cui esiti non sono prevedibili. Si sta affermando un sentire comune che si fonda sulla paura e si chiama “si salvi chi può” , che può diventare un grido di battaglia che mette gli uni contro gli altri i lavoratori, le regioni, le diverse popolazioni europee.
Il nostro paese tra i più fragili , sul piano economico e dell’identità nazionale, è già nell’occhio del ciclone . I 150 anni dell’Unità d’Italia non potevano cadere in una fase più difficile e delicata. Per questo le celebrazioni dell’Unità- una normale ricorrenza in altri tempi- stanno assumendo la valenza dello scontro politico, mettendo a nudo la fragilità della nostra identità nazionale. Di fronte ad una crisi economica profonda, strutturale, sistemica, le scorciatoie razziste, xenofobe, etniche rischiano di moltiplicarsi e creare una inarrestabile frantumazione del nostro paese.
Al di là della strategia politica della Lega nord, la nostra identità ed unità nazionale è da tempo in crisi profonda. Possiamo dire che in questo secolo e mezzo abbiamo avuto pochi momenti di vera unità nazionale . Sono state le grandi lotte dei lavoratori e degli studenti degli anni ’60 e ’70 ,del secolo scorso, che hanno costruito una unità reale e materiale del paese, superando i pregiudizi e la discriminazione nei confronti dei meridionali (terroni). Poi siamo ripiombati in quel “particulare” che Guicciardini già indicava come patologia di questa terra. Oggi, la Crisi Globale funziona da acceleratore di processi in atto da tempo.
Crediamo che tra la retorica nazionalista e le spinte secessioniste esista un’Altra Italia che possa far sentire con forza la sua voce, che ha preso atto che un modello economico-sociale e politico sia fallito e che sta cercando e sperimentando altre strade per rispondere alla crisi , che non è solo economica, ma culturale, morale , è soprattutto “crisi di prospettiva, di orizzonti, di costruzione di un futuro sostenibile”.
Con questi presupposti, insieme a tanti compagni di strada, con cui abbiamo condiviso le grandi battaglie –per la pace, per la difesa dell’ambiente, per la giustizia sociale e la democrazia- abbiamo pensato di organizzare un grande evento a Teano , dal 24 al 26 ottobre.
Questa volta non ci saranno né Re, né Garibaldi, né sultani , né regine, ma i rappresentanti degli enti locali, a partire dai Comuni, del mondo dell’associazionismo,del movimento dei lavoratori, della cooperazione nazionale ed internazionale, dei movimenti – ambientalisti, pacifisti, antimafia, ecc. – del mondo dell’Altreconomia ,dai G.A.S. alle imprese “responsabili”.
L’obiettivo è quello di portare 1000 sindaci da tutto il paese , a partire da quelli che fanno parte delle reti tra municipi (Recosol, Comuni Virtuosi, Comuni dei Parchi, Avviso Pubblico, Nuovo Municipio, ecc.) . Nella giornata finale leggeremo il decalogo di principi e valori su cui vogliamo rilanciare l’Unità d’Italia. Unità nelle diversità e nel rispetto delle autonomie locali che vanno rafforzate all’interno di un progetto-paese. Abbiamo bisogno di un grande progetto-paese che risponda alle domande : quale ruolo debba avere l’Italia nella nuova divisione internazionale del lavoro ? quale contributo può dare oggi il Mezzogiorno per rispondere alla crisi ? quale società vogliamo costruire , su quali valori e su quali basi di solidarietà ?
Insieme a intellettuali, tecnici, esperti e tanti cittadini impegnati nel sociale e nell’altreconomia partiamo fin da oggi , con tante iniziative, per costruire insieme un orizzonte comune che ci faccia uscire dalla G.D.E. (Grande Depressione Esistenziale) in cui siamo finiti, per ritrovare l’orgoglio di essere cittadini di questo paese. Del paese che vogliamo: ricco di storia e culture diverse, accogliente e solidale con altri popoli, capace di immaginare un altro modello di società che ci faccia uscire dalla gabbia dell’economicismo , del consumismo triste, degli egoismi territoriali.
«Un partito che si socializza e un sociale da ripoliticizzare»: c'è un «doppio movimento» da favorire, ha detto Francesco Piobbichi agli oltre cento partecipanti che, il 2 Maggio, hanno raggunto la Festa del partito sociale a Poggibonsi, nel senese. Piobbichi, perugino, trentottenne, funzionario del Prc con una storia di operatore sociale, è il responsabile di un settore costituito dopo il congresso di Chianciano. Missione quella di trovare strumenti di innovazione (parola molto usata nella fase precedente per alludere alla liquidazione della forma partito) per ricominciare a fare politica dopo la batosta dell'Arcobaleno e ad essere utili nel pieno della crisi. «Il partito non è un ingombro - ha spiegato Piobbichi - da sostituire con un'agenzia di marketing». Ma la rifondazione o è sociale, o non è. Quasi due anni dopo il partito sociale è divenuto una delle gambe su cui far marciare la Rifondazione. Il colpo d'occhio sulla sala non può fare a meno di registrare un'età media inconsueta, decisamente più bassa di altre istanze di partito. C'era chi, come Oscar Monaco è partito da Genova 2001 per arrivare ai cancelli della Merloni di Nocera Umbra con Arancia metalmeccanica o come Roberta Caprini che s'è iscritta solo un anno e mezzo fa, a Bergamo, e con la Brigata di solidarietà attiva prova a «ripoliticizzare il volontariato nella città col maggior tasso di associazioni caritatevoli». La composizione della sala e la scansione degli interventi compongono un mosaico di pratiche che, in quasi due anni, si sono moltiplicate e diversificate: dai Gap, i gruppi d'acquisto popolari, quelli del pane a un euro, fino alle Brigate di solidarietà attiva, sorte nell'urgenza dei primi soccorsi alle popolazioni terremotate e sciamate nei territori per supportare dall'interno le lotte sui tetti delle fabbriche. Ci sono militanti storici e "utenti" dei Gap divenuti protagonisti. L'assemblea non è stata solo un contenitore di storie ma un momento di scrittura collettiva di un'agenda comune. «Perché il potenziale è enorme, c'è da aprire sedi, ricodificare le strutture, costruire rapporti con soggetti che, in propria autonomia, partecipano a queste attività», aveva avvertito la relazione introduttiva. Arancia metalmeccanica, spacci, scuole, ambulatori e palestre popolari: le pratiche di partito sociale sono una sorta di «inchiesta calda» che viene fatta nelle strade, nelle piazze, nelle case del popolo, nelle università, nei centri sociali e ciascuna allude non solo a un'esigenza di solidarietà tra pari nei punti di crisi, a un bisogno diffuso di occupare gli spazi desertificati da un welfare «che si ritira» ma a modelli sociali alternativi: i Gap - per esempio - scoprono la filiera corta, pretendono lavoro buono, reclamano la proprietà pubblica dei beni comuni e la sovranità alimentare. Sono un pezzo di ciò a cui pensa Ferrero quando, nell'intervento conclusivo, indica la necessità di «redistribuire il lavoro che c'è nella produzione di merci non dannose». Un Gap in ogni comune, una cassa di resistenza in ogni provincia, ovunque reti contro la crisi, oltre le singole vertenze, per un «patto di mutuo soccorso di massa». Queste alcune delle indicazioni su cui l'assemblea ha lavorato e che viaggeranno nei territori. Ci sarà bisogno di formazione - altro terreno desertificato nella fase pre Chianciano - «per evitare che la solidarietà si separi dal conflitto, per non diventare ammortizzatori sociali». Una delle interlocuzioni mature, con la proposta di una scuola quadri itinerante per l'attivismo sociale, è giunta subito da Roberto Mapelli di Punto rosso che aprirà le sedi all'operazione di «risocializzare il partito». Un'altra rete già a disposizione di una federazione di pratiche è quella dell'Unione inquilini: «La precarietà - ha ricordato Vincenzo Simoni, storico dirigente dell'Ui - è cominciata prima sulla casa che sui temi del lavoro». L'assemblea ha consentito anche la socializzazione della complessità di un rapporto col partito "normale" (in sala, tra gli altri, i segretari toscano e laziale, due consiglieri delle stesse regioni e l'assessore toscano). «Il partito sociale è un'alternativa alla crisi del partito piramidale», ha detto Daniela Basile, una delle precarie che l'altra estate erano salite sul tetto del provveditorato di Benevento. Quella lotta ha sedimentato l'occupazione di uno spazio e una cooperativa sociale che segue i ragazzi con difficoltà scolastiche. Esiste, ed è percepita, anche l'urgenza di «reagire all'oscuramento mediatico», ha spiegato Antonio Ferraro, animatore del portale controlacrisi.org che, ogni giorno è cliccato da migliaia di utenti, spedisce una newsletter a 8mila contatti e porta in dote al partito sociale un esperimento di «costruzione di un punto di vista di sinistra sulla crisi». Molte narrazioni condivise muovono dalla suggestione delle forme di mutualismo degli albori del movimento operaio (come i Fasci siciliani) - è patrimonio comune che questa fase assomigli più alla prima rivoluzione industriale che alla stagione del fordismo - ma si fanno carico di un'analisi critica di quelle forme e si confrontano con la nuova composizione del proletariato: i pugliesi, ad esempio, stanno lavorando a una nuova lega bracciantile in un contesto in cui questo soggetto è in profonda mutazione. Liberazione continuerà a essere uno degi strumenti a disposizione del partito sociale.
Pubblico la relazione introduttiva del convegno sul partito sociale che terremo a Poggibonsi il 2 maggio. Spero di fare cosa utile a tutti.
Cari Compagni e compagne , in questo anno abbiamo visto come le pratiche del partito sociale si sono strutturate nel nostro paese provando a fare un salto in avanti. E' stato un percorso complicato, ma ritengo che questo sforzo collettivo sia riuscito ad imporre una discussione al nostro partito e alla sinistra diffusa sulle forme dell'agire politico. Queste pratiche si sono inserite su un terreno aperto dalla crisi come luogo principale di sviluppo. Oggi abbiamo voluto dar voce a chi fa, ai compagni del partito e ad altri compagni ed amici, che hanno lavorato con noi sulle pratiche. Cercherò pertanto di chiedere a tutti di concentrarsi in questa discussione con fare costruttivo, perchè oggi dobbiamo comunque provare a fare un salto in avanti, in termini organizzativi sulle modalità dello sviluppo del partito sociale. La scommessa d'investire nel favorire un doppio movimento, tra un partito che si socializza – il nostro - e un sociale che si politicizza nelle pratiche sembra andare avanti pur in un contesto difficilissimo.
Oggi non è solo la politica ad essere travolta, ma è l'azione collettiva stessa ad esserlo, basterebbe vedere la difficoltà ad organizzare la lotta che abbiamo registrato in molti presidi operai, dove troppo spesso una gran parte dei lavoratori purtroppo non partecipa. Penso che sia questo un punto serio da cui ripartire.
Nelle pratiche che abbiamo messo in campo, dai GAP ad Arancia Metalmeccanica abbiamo ripreso spunto dalle prime forme di mutualismo del movimento operaio proprio per rimettere in piedi il meccanismo più elementare dell'azione dei lavoratori e delle lavoratrici, la solidarietà tra pari. Mi fermo su questo punto, perché penso sia importante per la nostra comunità politica. Io penso che quando facciamo queste cose non le facciamo solo per noi, non le facciamo solamente per il nostro futuro, le facciamo anche perché abbiam da portar sulle nostre spalle il peso di una storia millenaria di sconfitte e vittorie.
Lo facciamo anche per un senso di appartenenza per i tanti che ci hanno insegnato cos’è la lotta di classe e la solidarietà tra pari. La lotta di classe come c'insegna la storia del movimento operaio è una conquista dell'umanità e non è come molti pensano un fatto naturale. Io vengo da una famiglia contadina, da me non ci sono fabbriche storiche, per come la vedo anche l'iperpolitico PCI aveva la sua vera forza non nel proletariato industriale della grande fabbrica, ma nel tessuto molecolare del mutualismo/municipalismo locale, sedimentato in decenni: da qui la persistenza del carattere "rosso" del centro Italia che ancora esiste. Io penso, che in queste cose che abbiamo fatto come partito sociale abbiamo ritrovato l’orgoglio di essere parte di questa storia, una storia che ci ha insegnato che i comunisti vanno dove c’è più bisogno. Abbiamo provato a fare questo convinti che dentro la crisi la risposta da mettere in campo non può che arrivare dalla presa di coscienza dei soggetti che la crisi la vivono nel quotidiano, senza ricollegarci a questa storia, che in questi anni in molti hanno tentato di cancellare dalle teste della gente tutto è più complicato.
Io non lo nego, lavorare nel nostro blocco sociale con pratiche di questo tipo, rappresenta una scommessa di lungo periodo che si misura nella quotidianità delle piccole vittorie che mettiamo in campo. Dalla dura realtà abbiamo quindi deciso di non fuggire, non prendiamo facile scorciatoie, senza ricostruire il nostro insediamento sociale non possiamo misurarci con i rapporti di forza che esprime il nostro avversario. Siamo convinti quindi che senza essere nel vissuto concreto delle classi popolari, non si può pensare ad un progetto credibile di trasformazione sociale, e siamo convinti che per essere credibili non basta più dire di essere comunista ma fare i comunisti. Dimostrando l'utilità delle nostre pratiche, parziale ma reale, abbiamo ripreso strade abbandonate, riparlato linguaggi comprensibili davanti ai cancelli delle fabbriche, ascoltato e capito le contraddizioni, la sfiducia nella politica e nell'azione collettiva. Il partito sociale si pone quindi come un'inchiesta “calda”, nella quale si sta formando una generazione di militanti, un intervento che indaga e costruisce, lavoriamo “con” i soggetti più che “per” i soggetti. Come ho detto precedentemente oggi proverei a ragionare su due aspetti; la rifondazione sociale del nostro partito e la costruzione della rete per l’autorganizzazione popolare, intesa come federazione di pratiche sociali.
LA RIFONDAZIONE SOCIALE DEL NOSTRO PARTITO
Non c'iscriviamo nel listone dei “vecchi nuovisti” che oggi vedono i partiti politici come un'ingombro da sostituire con le agenzie di marketing ed appaltano il sociale ai terzi finendo per assumere dopo qualche stagione il punto di vista dell’avversario. Se il partito di massa vecchio modello, gerarchico ed omologante non è più utile, la risposta che dobbiamo mettere in campo non è il partito delle cariche pubbliche, plebiscitario, e mediatico, ma un partito sociale. Sappiamo che esiste una dialettica seria tra il partito sociale e il partito politico, spesso si ha la sensazione che questo rapporto sia come quello di penelope con la sua tela. Una contraddizione apparentemente irrisolvibile se non si attua una vera rifondazione della politica.Penso pertanto che dovremmo uscire da qui oggi, cercando anche di dare segnali forti al nostro partito che vadano in questa direzione. Se è vero che si è determinato un processo aggregativo di pratiche che cominciano a coinvolgere oltre noi stessi, è del tutto evidente che stiamo parlando di una piccola cosa rispetto al potenziale che possiamo mettere in campo.Esistono intere provincie, regioni, che non si misurano su questa sfida, e anche dove queste pratiche sono state fatte la separazione che spesso si registra tra i vari livelli del partito è enorme. Un conto sono le sperimentazioni positive del partito sociale, un conto è il funzionamento complessivo del nostro partito in partito sociale. Fino ad oggi è stato un settore di questo partito ad investire in questa dimensione insieme ad una vasta comunità di militanti sociali, generosi, non possiamo pensare che questo investimento ricada sulle spalle dei soliti ma che diventi un parametro anch'esso per la selezione dei nostri gruppi dirigenti. Occorre creare attivi di discussione sul partito sociale aperti a tutti, aprire le nostre sedi e farle diventare utili, ricodificare le nostre strutture. Investire senza paura nel processo aperto che la socializzazione delle pratiche ci offre quindi senza troppe esitazioni, sarà un duro lavoro il cui esito non è scontato. Non voglio dilungarmi oltre su questo punto, penso però che non si può pensare di continuare ad andare avanti in questa direzione senza sciogliere il nodo della rifondazione sociale del partito. Noi abbiamo dimostrato che questa, pur tra tutti i limiti che ha, può esserci, spetta a tutta la comunità politica di Rifondazione riuscire a fare il salto in avanti necessario con una discussione complessiva. Non solo quindi ragionare sugli elementi di autoriforma possibili e praticabili tra partito sociale e organizzazione del partito, non solo provare a dire un GAP in ogni comune, e una cassa di resistenza in ogni provincia, ma costruire capacità di lavoro congiunto con soggetti che in propria autonomia partecipano a questa attività, non importa se siano un comitato di lavoratori in lotta o un’associazione per lo sport popolare, occorre misurarsi nella sfida dell’utilità sociale, e diventare efficienti per questo obbiettivo.
Ho sentito spesso dire che lo strumento del partito sociale rifiuta il livello istituzionale rifugiandosi nell'autonomia del sociale, a chi lo dice dico che questa è una falsità, penso ad esempio che dovremmo prendere spunto rispetto a come il movimento socialista agli inizi del 900 affrontò il terreno della presa dei municipi come spazio d'intervento politico in cui coniugare forme di mutualismo che alludevano ad un pubblico non statale e che oggi, in qualche modo, sembra ritornare fuori rispetto alla questione dei beni comuni ed alla dimensione della crisi.
Cosa sono infatti i GAP se non una struttura di base utile nella crisi, che chiede di ripensare il rapporto del consumo di territorio, che lotta contro la speculazione rivendicando il prezzo equo dei generi alimentari? Chi se non loro potrebbero lavorare per la creazione di un piano di sovranità alimentare nazionale che tiene insieme consumatori e produttori? Cosa sono le casse di resistenze territoriali se non la capacità di rispondere alla crisi rigenerando l'azione collettiva come utile alla propria lotta? Cos'è Arancia Metalmeccanica se non l'originale riproposizione di quel conflitto positivo che riporta al centro dei paesi la crisi delle zone industriali chiedendo quella solidarietà necessaria - non solo per sostenere la difesa del lavoro - ma per difendere il futuro della comunità? Cosa sono state le Brigate della Solidarietà attiva se non l’esperienza più profonda di impegno sociale di tanti giovani militanti, del partito e non che si sono misurati dentro l’esperienza del terremoto per denunciarne poi la gestione autoritaria e speculativa di Bertolaso e Berlusconi?
DALLE SINGOLE VERTENZE ALLE RETI CONTRO LA CRISI
Perchè allora non creare delle reti contro la crisi che partendo da questi elementi di utilità concreta prendano posizione per fermare le delocalizzazioni? I licenziamenti? Gli sfratti? Non possono essere le casse di resistenza territoriali che federandosi insieme, vertenza per vertenza ricostruiscono su una base differente a partire dalla materialità dei bisogni la questione lavoro? Non è questa l’unione necessaria per essere in più davanti ai cancelli quando ti portano via le macchine, o davanti un’abitazione per impedire uno sfratto. Dove possiamo pensare di aggregare la disoccupazione di massa, il ceto precario giovanile, se non in una sorta di sindacato sociale aperto, un nuovo patto di mutuo soccorso di massa che si misura in senso solidale e vertenziale nella crisi? E aggiungo, non è da questa materialità che potremmo anche cominciare a riflettere su cosa, come , e per chi produrre delineando un’alternativa concreta al capitalismo in crisi?
In questa fase ci servono parole semplici e praticabili come proposte reali, dobbiamo essere spalla a spalla con chi lotta, dobbiamo abbracciare chi è solo nella nostra comunità sociale e non lasciarlo nella vergogna della propria condizione. Nelle ferite profonde della crisi sociali, negli spazi lasciati dal welfare che si ritira, dobbiamo saperci muovere con naturalezza, come l’uomo ragno quando volteggia nella metropoli.
In qualche modo anche il lavoro che stiamo provando a fare sul livello comunicativo con il sito di controlacrisi.org va in questa direzione. Trasferire sul livello comunicativo il nostro lavoro politico e sociale, in forma circolare, utilizzando i social network come luogo non solo di comunicazione ma di organizzazione, di scambio e messa in comune delle buone pratiche.
Ma non basta solo questo, ritengo che dovremmo lavorare a fondo sul tema della formazione teorica e pratica per evitare che i due elementi della nostra azione, la solidarietà ed il conflitto, si separino come spesso è accaduto nella storia del movimento operaio. Occorre quindi concepire la formazione come luogo aperto e replicabile sul livello teorico, comunicativo, pratico.
Quando facciamo il partito sociale, quando investiamo così tanta energia ci misuriamo su risposte concrete, ma non ci dimentichiamo che facciamo questo avendo bene una funzione in testa, trasformare la nostra società mettendo al centro il tema della giustizia sociale, dei beni comuni, dell’eguaglianza, dall’uscita dal capitalismo in crisi, senza diventarne i suoi ammortizzatori sociali .E’ quindi importante avere un progetto di società, come è importante avere una nostra presenza istituzionale, ma questa non può ne deve essere l'unico strumento su cui lavorare.
Dico questo perchè il punto su cui riflettere sullo sviluppo del partito sociale non interviene solamente sul partito, ma anche al suo esterno che è appunto il tentativo di ripoliticizzare, il sociale.
RIPOLITICIZZARE IL SOCIALE, CREARE LA RETE PER L’AUTORGANIZZAZIONE POPOLARE
La crisi del partito politico corrisponde in qualche modo alla crisi della sinistra sociale, non mi dilungo, basta semplicemente rendersi conto di quello che è successo al terzo settore. Io ritengo che questo mondo vada ripoliticizzato a partire dalle pratiche sociali in una prospettiva di classe. Non solo dobbiamo riconoscere ai soggetti la loro piena autonomia, dove è possibile dobbiamo favorirne la creazione. Su questo terreno non occorre solo fare rete, ma occorre anche lavorare per la creazione dei suoi snodi “coscienti", occorre quindi lavorare anche nella rete. Occorre quindi lavorare affinchè si sviluppi una coscienza anticapitalista, in cui sia chiaro da dove si proviene e da che parte della barricata si sta, tanto per intenderci. Il rischio di divenire oggetti della sussidiarietà orizzontale anziché dell’autorganizzazione popolare è del tutto evidente, non intendiamo lavorare per diventare ammortizzatori sociali della crisi del capitalismo, ne posizionarsi sul versante della carità neutralizzante. Noi lavoriamo per costruire organismi di base che si pongono il tema del superamento del capitalismo in crisi creando coscienza ed autorganizzazione sociale. Per questo oggi vi invito a riflettere sulla seconda gamba del partito sociale, che non riguarda noi, ma chi lavora con noi nelle pratiche in piena autonomia da noi. Io penso che la costruzione della rete per l'autorganizzazione popolare, il tentativo di federare l’iniziativa sociale su un piano nazionale in forma reticolare sia una suggestione interessante. Il lavoro di Pino Ferraris sul partito operaio belga, sulla carta di Quaregnon, è da questo punto di vista fondamentale, propongo come traccia di lavoro il fatto che proviamo a costruire una carta fondativa della RAP (rete per l'autorganizzazione popolare) una carta politica dei diritti sociali, che dovrebbe diventare il documento politico di questo processo. Creare una rete di associazioni che in piena autonomia, federano la loro iniziativa sociale in forma stabile e quindi giuridica, ma che al tempo stesso abbiano una carta fondativa con un chiaro riferimento politico potrebbe essere un percorso avvincente. Questa rete dovrà misurarsi in piena autonomia sul terreno della crisi, dal supporto di un presidio operaio al tema del carovita, contro uno sfratto al tema del sapere, fino alla difesa del bene comune.
Ecco quindi il punto, come misurarsi con il tema dell'intreccio tra agire politico e agire sociale nel concreto, lavorando pancia a terra, per ricostruire tra le macerie la nostra credibilità. Se è vero che le pratiche del partito sociale sono puntiformi, è altrettanto vero che sono cresciute in maniera inaspettata. Oggi è l'utilità sociale il parametro per affrontare l'antipolitica. L’antipoiltica è la falce che i padroni hanno per recidere i nostri legami storici, sociali, politici, per isolarci l’un l’altro nella reciproca sfiducia di un presente senza uscita, dove domina il pensiero unico. L’utilità sociale vuol dire efficacia, impone un rapporto di verifica concreta fra quello che si dice e quello che si fa, il solo fatto che esiste determina fiducia nell’azione collettiva. Quando ci siamo accorti che i gruppi di acquisto popolari avevano circa diecimila iscritti, abbiamo capito che stavamo costruendo uno strumento originale per il reinsediamento sociale, per rigenerare fiducia nell'azione collettiva, per dare una risposta reale alla crisi. Alle comunità dell'egoismo vogliamo contrapporre le comunità della solidarietà, alla guerra tra poveri la lotta contro l'ingiustizia. Il partito sociale non può essere niente altro che uno strumento di pratiche generalizzabile per l'autoemancipazione collettiva delle classi popolari dentro la crisi. Ma forse c'è anche di più, ovvero il fatto che stiamo provando a ricomporre dalla materialità dei bisogni sociali quello che il ceto politico della sinistra ha scisso in questi anni per logiche di carriera o di potere degli apparati recidendo le radici con la propria storia e con il proprio blocco sociale. Proverei a dire che l'unità possibile di tutte le forze dell'opposizione sociale potrebbe partire concretamente dalla materialità dei bisogni sociali. E’ nella crisi dentro la quale le classi dominanti ci hanno condotto che possiamo ritrovare il senso della nostra storia, ed è con questo senso che dobbiamo trovare la forza per andare avanti.
INCONTRO COL CONSORZIO DI PRODUZIONE DI ARANCE SICILIANE (Francofonte –SR) “ MILLE PAPAVERI ROSSI” DOMENICA 18 APRILE 2010 ore 10 C/O BUONMERCATO VIA ROMA 15/A – CORSICO Il Consorzio è composto da produttori agrumicoli siciliani che hanno deciso di sottrarsi alla logica di un mercato che penalizza sia i produttori che i consumatori: la lunghezza della filiera commerciale determina una logica di mercato assurda che, a fronte di prezzi bassissimi all’origine, propone ai consumatori prezzi esorbitanti. Questa situazione commerciale ha indotto i produttori del Consorzio a ricercare un canale diretto con i consumatori che permetta di accorciare la filiera abbattendo i costi, garantendo da un lato un prezzo equo ai produttori, dall’altro un prezzo d’acquisto notevolmente più basso per i consumatori e una qualità maggiore del prodotto. Nei loro agrumeti coltivano varie qualità di agrumi Navellina – Tarocchi Nocellari – Tarocchi – Moro – Valencia– Limoni – Mandarini Ciaculli Le coltivazioni sono di tipo biologico certificato, a lotta integrata o di tipo convenzionale ma con metodi che prestano particolare attenzione ai tempi di decadenza per far sì che il prodotto risulti sicuro e non dannoso alla salute. La manodopera impiegata nelle loro aziende gode di tutti i diritti prescritti dai contratti di lavoro della categoria e inoltre particolare attenzione si presta alle norme di sicurezza sul lavoro. Le arance del Consorzio “Mille papaveri rossi” sono state protagoniste della campagna “Arancia MetalMeccanica” a sostegno dei lavoratori di numerose aziende del milanese in crisi, con il supporto di BuonMercato, Ass. Cult. LiberaMente, Distretto Rurale di Economia Solidale del Parco Sud che promuovono questo incontro anche come occasione di bilancio della campagna. Pranziamo insieme! Al termine dell’incontro, possibilità di pranzare al circolo Acli Bem viver di Corsico: antipasti (salumi, formaggi e torte salate), primo (lasagne vegetariane e con carne) e tiramisù, vino de “La Vigna”, bibite equosolidali, acqua; costo 10€, prenotazione obbligatoria entro il 15 aprile. Per informazioni e per prenotare il pranzo:
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– tel. 02-4408492
Prosegue ininterrotto dal 15 febbraio il presidio operaio davanti ai cancelli dell’indotto FIAT FMA di Pratola Serra (AV): giorno e notte, i lavoratori manifestano pacificamente nel tentativo di smuovere i vertici a trovare una soluzione alternativa alla perdita dei loro posti di lavoro.
Il morale non è al massimo, ma gli operai si dicono decisi a continuare finché ce ne sarà bisogno: troppe personalità politiche hanno sfilato in questi giorni davanti ai loro occhi per farsi propaganda alle prossime elezioni regionali, ma di concreto nulla è stato fatto.
Intanto servono volantini, striscioni, pile per le torce, ma anche un po’ di spesa per poter mangiare senza allontanarsi dal presidio.
Come fare allora, a finanziare la protesta sacrosanta di chi ha già perso il lavoro o è in cassa integrazione da due anni?
Il PRC della Provincia Avellino si è fatto promotore dell’iniziativa Arancia metalMeccanica: una vendita di arance biologiche provenienti dalla Sicilia, il cui ricavato andrà a sostegno della lotta operaia FMA.
L’idea di acquistare arance bio al posto di dare vita ad una semplice raccolta fondi, nasce dalla volontà di vedere il bicchiere mezzo pieno, e cogliere quest’occasione per permettere all’economia del Sud di mettersi in moto, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo.
Le arance sono il simbolo perfetto dello sfruttamento delle nostre campagne, ma sono anche il frutto del sole, della positività: puntano a diffondere il buon esempio dato dall’agricoltura biologica e, dettaglio non trascurabile, provengono da terreni confiscati alle cosche mafiose.
La vendita avverrà tramite appositi chioschi che coloreranno le principali piazze della Provincia a partire dal prossimo sabato.
L’iniziativa si inserisce a pieno titolo nella serie di interventi di politica sociale adottati da Rifondazione anche a livello nazionale: dopo le Brigate di Solidarietà Attiva per il terremoto in Abruzzo, le palestre popolari in varie città d’Italia, arriva la “cassa di resistenza operaia”, supportata dalla commercializzazione di prodotti di largo consumo.
Il progetto “Arancia metalMeccanica” ha già riscosso un buon successo per i lavoratori Eutelia su tutto il territorio nazionale: il PRC irpino ne ripropone l’utilizzo per sensibilizzare il proprio territorio, e non solo, sulla vicenda FMA.
La crisi dell’indotto FMA è iniziata nel febbraio del 2008 con lo scioglimento dell’alleanza tra la Fiat e la General Motors: venendo meno le produzioni di questo gruppo industriale, per i quasi 2000 operai è iniziato un lungo periodo di cassa integrazione, accentuato dalla forte crisi di mercato internazionale.
Il piano industriale annunciato dalla Fiat alla fine del 2009 non specifica in che modo intende occupare gli impianti di Pratola Serra, e di sicuro non potrà garantire i livelli occupazionali. Insomma, è tutto nell’incertezza: quanti posti di lavoro andranno persi, cosa accadrà a tutti gli altri.
Nonostante la protesta da parte della forza lavoro FMA sia sempre stata assolutamente pacifica, gli operai hanno anche dovuto anche subire, nei giorni appena trascorsi, la carica della polizia in tenuta antisommossa: 50 operai rimasti a presidiare fino alle prime luci dell’alba erano davvero così pericolosi da dover essere sgomberati con la forza?
È giunta quindi l’ora che il problema FMA di Pratola Serra esca seriamente dai confini irpini e campani, e arrivi sul tavolo di discussione del Ministero per lo Sviluppo Economico.
Quando il presidente della Provincia Cosimo Sibilia si è recato ad un incontro con i tecnici ministeriali assieme all’Assessore al Lavoro Giuseppe Solimene, ai sindacati e ai rappresentanti FIAT (e con loro era presente ma fuori dal palazzo una delegazione di 600 operai), il Ministro Claudio Scajola era assente: chissà che non decida di fare una capatina ai cancelli prima del week-end elettorale.